Il nuovo carro di Casini parte. Salite gente! Salite! … la casta si riposiziona alla ricerca della continuità. Comincia un nuovo giro, il mazziere mescola le carte….. tanto il gioco è sempre lo stesso.
Ma è così che si rinnova la politica e si evita l'indifferenza e lo sdegno sociale? Ricominciare significa innovare nei metodi e negli uomini, spazzare via chi ha inquinato la vita democratica e l'attività pubblica, recidere gli interessi lobbistici e localisti e chiamare la società civile al servizio della collettività e del bene comune. Senza moralizzazione e controllo democratico si rischia il populismo e l'astensione.
Il Governo non và sorretto per scopi di parte e la fiducia in Parlamento non si può esprimere nella convenienza dei diversi interessi; và supportato il disegno complessivo dell'azione politica. La ricostruzione e/o rilancio dei partiti non può passare nell'agogna mediatica della convenienza delle azioni di Governo; chi ostacola il raggiungimento degli obiettivi e degli interessi nazionali và identificato nel corretto confronto democratico, esposto alle proprie responsabilità e lasciato solo nell'esercizio dei propri interessi in conflitto. Sarà la maturità sociale a dover disitinguere le diverse posizioni ed operare le scelte più opportune, utilizzando quegli strumenti messi a disposizione del cittadino dalla nostra Costituzione.
Leggere http://ubaldogerovasi.blogspot.it/2011/11/credibilita.html
Partecipare alla vita politica è un dovere civico, concorrere alla crescita del paese è un diritto sancito dalla Costituzione, testimoniare con l’esempio, il lavoro e la famiglia sono il modo giusto per contribuire al bene comune. Ciascuno, dal lato delle proprie competenti esperienze, con saggezza e senso di responsabilità può contribuire alla conoscenza, alla riscoperta e alla conquista dei valori etici, professionali, di giustizia,coesione e sviluppo che devono presiedere la società civile.
sabato 21 aprile 2012
mercoledì 18 aprile 2012
COSTRUIAMO ALLORA QUESTA NUOVA OFFERTA POLITICA !
E' strano che a distanza di oltre due anni dalla stesura del documento proposto dai Coraggiosi per il Cambiamento ed il Buongoverno, che oggi più di allora interpreta il bisogno di rinnovamento della politica,i firmatari non abbiano ancora intrapreso delle iniziative concrete per venire incontro alla riforma del sistema e alla rifondazione e/o alla moralizzazione dei partiti. Un tarlo di personalismo individualistico corrode a tal punto il personale politico da limitare anche le più sensate intuizioni e le migliori intenzioni? Il Presidente Napolitano saggiamente esorta a non gettar via il bambino con l'acqua sporca, ma se la società civile non provvede a rendere tagibile l'immancabilità del cambiamento, la ricerca di un "Zaccagnini" diventa solo un diversivo per proseguire nella continuità. La casta và annientata sul campo, non servono le dimostrazioni epurative della Lega che accontentano le smanie padane, è necessaria una risposta popolare che estirpi la malapianta con il voto.
Un voto di ragionata astensione che dalla scheda elettorale faccia rinascere la Buona Politica di questo paese.
domenica 15 aprile 2012
PRIMA DI FARE NUOVE PROPOSTE
Mi sembra utile rileggere ora questo documento pubblicato il 29 ottobre 2009
Cambiamento e Buongoverno (I coraggiosi)
L’Italia vive una stagione difficile. La crisi è superabile e non è impossibile unire la maggioranza degli italiani intorno alle decisioni che portino il Paese sulla strada giusta.
Ma la politica non ce la fa. La politica non è tutto: una società aperta, un’economia dinamica, istituzioni sane possono vivere anche quando la politica è in crisi. In Italia siamo nel mezzo di una Guerra dei Quindici Anni che si ostina a non finire; che, anzi, continua a radicalizzarsi e sta sfibrando le istituzioni, l’economia, il tessuto sociale. Senza la capacità della politica di guidare, mediare, unire, non saranno sufficienti l’impegno, gli sforzi, i sacrifici degli italiani che intraprendono, difendono la dignità del loro lavoro, tengono duro.
Occorre dire una verità: le due attuali parti contrapposte non ce la fanno. La destra ha un capo indiscusso (con un potere mediatico, economico e finanziario senza precedenti), una larga maggioranza in Parlamento, significativi consensi popolari; eppure, non riesce a realizzare le decisioni e le riforme necessarie. L’opposizione imperniata sul PD non ha un’originale cultura politica e non propone un’alternativa credibile. La risposta per il Paese non può venire dal populismo di destra, che è uno dei maggiori pericoli per le nostre società, in special modo nelle sue componenti xenofobe; né da una sinistra socialdemocratica, un’esperienza che ha un valore storico, ormai esaurito.
Occorre tirare le conseguenze da questa verità, se vogliamo realizzare una moderna democrazia dell’alternanza. Impegnarsi per non accrescere l’asprezza del conflitto: la maggioranza degli italiani non condivide che esso degeneri in disprezzo, confusione e inconcludenza. Ma non basta.
Occorre costruire una nuova offerta politica: c’è un largo spazio di opinione insoddisfatta e di potenziali consensi per chi sappia rappresentare in modo credibile l’interesse generale e organizzare le nuove opportunità del futuro. A questa larga parte dell’Italia va proposto un serio progetto politico democratico, liberale, popolare, di cambiamento e buongoverno.
Massimo Cacciari Giuliano da Empoli Lorenzo Dellai Linda Lanzillotta Vilma Mazzocco Roberto Mazzotta Andrea Mondello Francesco Rutelli Bruno Tabacci Elvio Ubaldi Giuseppe Vita
Cambiamento e Buongoverno (I coraggiosi)
L’Italia vive una stagione difficile. La crisi è superabile e non è impossibile unire la maggioranza degli italiani intorno alle decisioni che portino il Paese sulla strada giusta.
Ma la politica non ce la fa. La politica non è tutto: una società aperta, un’economia dinamica, istituzioni sane possono vivere anche quando la politica è in crisi. In Italia siamo nel mezzo di una Guerra dei Quindici Anni che si ostina a non finire; che, anzi, continua a radicalizzarsi e sta sfibrando le istituzioni, l’economia, il tessuto sociale. Senza la capacità della politica di guidare, mediare, unire, non saranno sufficienti l’impegno, gli sforzi, i sacrifici degli italiani che intraprendono, difendono la dignità del loro lavoro, tengono duro.
Occorre dire una verità: le due attuali parti contrapposte non ce la fanno. La destra ha un capo indiscusso (con un potere mediatico, economico e finanziario senza precedenti), una larga maggioranza in Parlamento, significativi consensi popolari; eppure, non riesce a realizzare le decisioni e le riforme necessarie. L’opposizione imperniata sul PD non ha un’originale cultura politica e non propone un’alternativa credibile. La risposta per il Paese non può venire dal populismo di destra, che è uno dei maggiori pericoli per le nostre società, in special modo nelle sue componenti xenofobe; né da una sinistra socialdemocratica, un’esperienza che ha un valore storico, ormai esaurito.
Occorre tirare le conseguenze da questa verità, se vogliamo realizzare una moderna democrazia dell’alternanza. Impegnarsi per non accrescere l’asprezza del conflitto: la maggioranza degli italiani non condivide che esso degeneri in disprezzo, confusione e inconcludenza. Ma non basta.
Occorre costruire una nuova offerta politica: c’è un largo spazio di opinione insoddisfatta e di potenziali consensi per chi sappia rappresentare in modo credibile l’interesse generale e organizzare le nuove opportunità del futuro. A questa larga parte dell’Italia va proposto un serio progetto politico democratico, liberale, popolare, di cambiamento e buongoverno.
Massimo Cacciari Giuliano da Empoli Lorenzo Dellai Linda Lanzillotta Vilma Mazzocco Roberto Mazzotta Andrea Mondello Francesco Rutelli Bruno Tabacci Elvio Ubaldi Giuseppe Vita
sabato 3 marzo 2012
IL BARICENTRO POLITICO ITALIANO
Tabacci và oltre il terzo polo: questa pare proprio la più interessante novità di questi ultimi giorni nello stagnante panorama politico.
L’On. Bruno Tabacci, assessore esterno della Giunta Pisapia del Comune di Milano, riesce in un sol colpo a sganciarsi dall’equivoco Casini, dal borbottante Pezzotta e a dare un segnale forte all’API, che con Rutelli non và da nessuna parte. Finalmente! era ora di abbandonare queste vetuste congerie e pensare con celerità a realizzare un nuovo “Baricentro della politica” che gli italiani da tanto aspettano per il rinnovamento del nostro paese e liberare la res pubblica dal castismo, lobbismo e carrierismo che hanno dissolto i partiti nazionali.
La mossa è essenziale ed è auspicabile che miri oltre il terzo polo. Sarebbe folle continuare con le manovre che gli attuali partiti stanno conducendo nei congressi, nelle primarie e finte assemblee; scaramucce per fare iscrizioni di giovani bisognosi e meno giovani speranzosi, per riposizionare e riciclare sotto mentite spoglie i soliti noti ( vedi il post: Mediazioni e Consensi), e’ il vezzo del solito mazzo di carte che gira.
Bene hanno fatto a chiamare Prodi per portare idee per Expo 2015, è il tempo di cercare suggerimenti alti per realizzare al meglio tutto quanto può creare crescita e generare sviluppo. Tutte le Amministrazioni locali dovrebbero imitarne l’esempio e provocare il concorso e la partecipazione della società civile, del mondo della cultura e delle professioni verso lo studio dei bisogni e lo sviluppo delle diverse realtà economiche.
Creare dei grandi serbatoi pensanti: di persone per bene, manager pubblici, imprenditori, tecnici delle diverse professioni, onesti artigiani, uomini politici, amministratori esperti, commercianti, docenti, magistrati e filosofi, a disposizione dei sindaci per andare oltre il quotidiano, verso nuovi programmi e progetti, per esaltare storia, economia, tradizioni, arte, cultura e generare nuove vie di lavoro e di crescita.
Un baricentro politico di uomini e donne, innamorate del proprio vissuto che rappresentano le vere identità locali, che vanno unite per generare il rinnovamento della politica e delle istituzioni, anche secondo principi di sussidiarietà che poi consentono alle istituzioni di perseguire l’interesse generale insieme con i cittadini singoli e associati, per creare, secondo il dettato costituzionale, quelle condizioni affinché ciascuno possa realizzare se stesso ed esaltare le proprie capacità rivolte al bene comune. Pensiamoci e cerchiamo di dare a uomini come l’amico Tabacci idee forti per realizzare il Baricentro della Politica Italiana, oltre il terzo polo.
lunedì 30 gennaio 2012
È TUTTO TREMENDAMENTE POLITICO!
I miei lettori non hanno risposto all’invito di dare una mano ai partiti per migliorare la politica ed emarginare le caste. Forse hanno ragione coloro che sostengono che la cultura, la piccola e media borghesia, gli intellettuali guardano la politica dall’alto e lasciano fare, per trincerarsi poi nell’astensione al momento del voto.
E’ comprensibile che i partiti attualmente in pista abbiano generato del disgusto e d'altronde, il Governo Monti giorno dopo giorno in questi due mesi, inconsapevolmente ha logorato questi serbatoi lobbistico clientelari ad immagine unipersonale. Ma questo è il meno che potesse capitare dopo anni di insulse diatribe, affari, clientele e strumentali contrapposizioni! L’attuale governo è stato chiamato ad una repentina operazione di salvataggio del Paese ormai giunto ad un passo del fallimento nel quale le irresponsabili campagne mediatiche e i conflitti di interesse lo avevano cacciato. Il sussulto illuminato del Presidente Napolitano ha virato con destrezza il timone di una barca avviata a sicuro naufragio, ma nonostante lo scampato pericolo le ciurme partitocratiche e sindacali, apparentemente compatte, cercano ancora di imperversare cavalcando interessi particolari e proteste che, seppur legittime, agli occhi del mondo diventano inutili. Destano sconforto e ilarità gli esponenti dei partiti e delle parti sociali nei dibattiti televisivi nel confronto con i ministri tecnici; cercano di assumere mansueti atteggiamenti dottorali per suggerire o proporre aggiustamenti alle varie misure delle manovre nell’auspicio di trattenere consensi che non ci sono più. Ciò che resta a questi partiti sono le intenzioni di voto sulle quali si dilettano i media, mentre i nuovi alleati o quelli all’opposizione, imperterriti continuano nelle vecchie solfe e con gli stessi metodi a riposizionare nelle periferie alla testa dei giovani e nuovi iscritti raccogliticci, i rappresentanti delle caste locali, con buona pace del rinnovamento e dell’impegno civile diffuso e disinteressato.
La politica è “arte di governo” e in questi ultimi due mesi sia il Presidente della Repubblica che il Governo Monti stanno affrontando la più ardita e stringente azione politica che abbia mai impegnato il Parlamento negli ultimi decenni. Non bisogna confondere le liberalizzazioni, la riforma del mercato del lavoro, la finanza, l’economia, lo sviluppo e gli equilibri europei e internazionali come azioni tecniche del Governo tecnico! Come ha sostenuto l’On. Tabacci nelle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia sul decreto cosiddetto Milleproroghe: “Non vi è nulla di tecnico in tutto questo, è tutto tremendamente politico, anche se la recita a soggetto ci impedisce di chiamare le cose con il loro nome. Ma questa svolta è senza alternative, conviene percorrerla con dignitosa coerenza nell'interesse del Paese”.
Allora, è proprio il caso che la società civile resti in disparte? Forse i più illuminati e lo stesso Governo Monti potrebbero incentivare nell’interesse generale nuove forme di partecipazione e di confronto, per rendere più alta la politica a servizio del bene comune e del Paese.
E’ comprensibile che i partiti attualmente in pista abbiano generato del disgusto e d'altronde, il Governo Monti giorno dopo giorno in questi due mesi, inconsapevolmente ha logorato questi serbatoi lobbistico clientelari ad immagine unipersonale. Ma questo è il meno che potesse capitare dopo anni di insulse diatribe, affari, clientele e strumentali contrapposizioni! L’attuale governo è stato chiamato ad una repentina operazione di salvataggio del Paese ormai giunto ad un passo del fallimento nel quale le irresponsabili campagne mediatiche e i conflitti di interesse lo avevano cacciato. Il sussulto illuminato del Presidente Napolitano ha virato con destrezza il timone di una barca avviata a sicuro naufragio, ma nonostante lo scampato pericolo le ciurme partitocratiche e sindacali, apparentemente compatte, cercano ancora di imperversare cavalcando interessi particolari e proteste che, seppur legittime, agli occhi del mondo diventano inutili. Destano sconforto e ilarità gli esponenti dei partiti e delle parti sociali nei dibattiti televisivi nel confronto con i ministri tecnici; cercano di assumere mansueti atteggiamenti dottorali per suggerire o proporre aggiustamenti alle varie misure delle manovre nell’auspicio di trattenere consensi che non ci sono più. Ciò che resta a questi partiti sono le intenzioni di voto sulle quali si dilettano i media, mentre i nuovi alleati o quelli all’opposizione, imperterriti continuano nelle vecchie solfe e con gli stessi metodi a riposizionare nelle periferie alla testa dei giovani e nuovi iscritti raccogliticci, i rappresentanti delle caste locali, con buona pace del rinnovamento e dell’impegno civile diffuso e disinteressato.
La politica è “arte di governo” e in questi ultimi due mesi sia il Presidente della Repubblica che il Governo Monti stanno affrontando la più ardita e stringente azione politica che abbia mai impegnato il Parlamento negli ultimi decenni. Non bisogna confondere le liberalizzazioni, la riforma del mercato del lavoro, la finanza, l’economia, lo sviluppo e gli equilibri europei e internazionali come azioni tecniche del Governo tecnico! Come ha sostenuto l’On. Tabacci nelle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia sul decreto cosiddetto Milleproroghe: “Non vi è nulla di tecnico in tutto questo, è tutto tremendamente politico, anche se la recita a soggetto ci impedisce di chiamare le cose con il loro nome. Ma questa svolta è senza alternative, conviene percorrerla con dignitosa coerenza nell'interesse del Paese”.
Allora, è proprio il caso che la società civile resti in disparte? Forse i più illuminati e lo stesso Governo Monti potrebbero incentivare nell’interesse generale nuove forme di partecipazione e di confronto, per rendere più alta la politica a servizio del bene comune e del Paese.
domenica 22 gennaio 2012
AIUTIAMO LA POLITICA ?
Cari lettori ed amici che seguono il blog. Da più parti sta maturando la consapevolezza che la crisi della politica, resa più evidente con l’avvento del Governo Monti, sia parallela ad una più generale crisi dei partiti, dei sindacati e delle istituzioni e sia connessa e discenda da un diffuso egoismo delle classi borghesi e professionali, unito al disinteresse degli intellettuali e al distacco degli uomini di cultura. Non vè dubbio che il compito di governare l’attuale passaggio istituzionale sia particolarmente gravoso per l’esecutivo del Prof. Monti, non solo per le difficoltà legate ai problemi di finanza internazionale e di governo delle nuove prospettive degli equilibri europei, ma in sede nazionale per lo scatenarsi degli interessi socio economici particolaristici che i decreti sulle liberalizzazioni possono determinare. Ne sono un esempio i tassisti, i farmacisti e così a seguire, che corrispondono ad altrettante istanze clientelari presenti nei diversi partiti, pronti ad acconsentire o meno con il voto parlamentare alla corrispondenza degli egoismi rappresentati. I partiti a ben vedere dovrebbero approfittare di questo governo per manifestare la volontà di servire la nazione, non per tutelare gli interessi di parte come per il passato, ma smettere di litigare, interpretare le reali esigenze sociali e coadiuvare con saggezza ed equità alla ricerca di quelle soluzioni di sviluppo e di crescita necessarie al paese. E se del caso integrarle con una azione di supporto ragionato alle misure approntate dal governo, per rivalutare il ruolo dei partiti e delle parti sociali, che con i fatti dimostrino di abbandonare caste ed egoismi particolari per favorire il cambiamento, il lavoro, la crescita e la speranza nel bene comune. In questa direzione il cittadino responsabile non può restare assente, non si può abbandonare il destino dei giovani all’ inettitudine dell’attuale classe politica ed alla deriva del disinteresse e dell’astensionismo, sarebbe auspicabile un apporto nuovo e concreto da parte della società civile e di quanti fino ad ora in buona fede hanno riposto la propria fiducia nei partiti e nelle istituzioni; un sussulto di orgoglio e l’impegno per contribuire concretamente alle attuali difficoltà del paese ed al suo necessario rinnovamento, che le attuali forze politiche da sole non sono certamente in grado di realizzare. Come già anticipato in uno dei post precedenti si potrebbe pensare ad un “Osservatorio di politica, amministrazione e sviluppo”. Un luogo di incontro culturale dove i cittadini che desiderano partecipare alla vita del proprio paese e contribuire alla scelte necessarie per favorirne la crescita e lo sviluppo, affrontano, dibattono e studiano, i temi e le problematiche dell’Alta Politica e della Buona Amministrazione. Attraverso il dialogo ed il confronto, in un sereno clima di consapevole responsabilità e spirito costruttivo, con l’Osservatorio si propone l’obiettivo di far crescere nei cittadini, uomini e donne, ma soprattutto nelle nuove generazioni, la cultura dei valori etici e del bene comune per la partecipazione ad una azione della politica basata sui principi di libertà, solidarietà, democrazia, laicità e giustizia, rispetto e salvaguardia dei valori della dignità umana, della vita e della famiglia. Le attività culturali e formative dell’Osservatorio, si potrebbero snodare attraverso indirizzi e moduli : “dei valori”, “dell’etica”, “ delle responsabilità” e “ dello sviluppo” ed i processi di informazione e formazione potranno essere affidati a tutte quelle professionalità ( insegnanti, liberi professionisti, docenti, scienziati, teologi, tecnici, imprenditori e artigiani) presenti nel nostro tessuto sociale che condividendo lo spirito delle diverse iniziative culturali, politiche e sociali, per chiamata, aderiscono all’Osservatorio per offrire il loro portato di conoscenze, esperienze e professionalità.
I lettori e gli amici che condividono questa proposta e intendono partecipare e/o dare il loro contributo, sono invitati a scrivere un commento e contattarmi attraverso il blog.
I lettori e gli amici che condividono questa proposta e intendono partecipare e/o dare il loro contributo, sono invitati a scrivere un commento e contattarmi attraverso il blog.
venerdì 30 dicembre 2011
IL GOVERNO DELLA SPERANZA
La manovra è stata approvata ed il primo pericolo imminente è stato bloccato; il Parlamento ha travato una sua quadra e l’anno che si chiude consente un respiro di sollievo al Prof. Monti ed al suo Governo che già per fine anno annuncia le prossime misure integrative e di completamento che dovranno fare emergere sviluppo, crescita e incremento dell’occupazione.
Il Presidente Napolitano è certamente il primo a sperare nella continuità di questa azione e nel messaggio di fine anno auspicherà certamente la conclusione naturale della legislatura e il superamento della inconcludente conflittualità fra le forze politiche e sociali. Ma chi veramente si illude nella speranza sono i partiti, o meglio, quelle rappresentanze aggregate pseudo- personali che si atteggiano a fare “partito” e che scodinzolano nel nostro panorama istituzionale. I leaders e i vari capi! responsabili di corrente o di gruppi, vedono nella futura attività parlamentare e nella auspicata concertazione la panacea per risorgere dalle ceneri del Governo Berlusconi e dai guai della prima repubblica, nell’idea di proporre e/o condizionare l’azione dell’esecutivo tecnico con l’illusione di supportarne l’andamento dall’alto della navigata esperienza e capacità( dicasi interessi e pressioni lobbistiche). Sarà interessante vedere quante scomposizioni e ricomposizioni la casta nostrana sarà in grado di inventare per escogitare tutti i riciclaggi possibili. Ci attendono incontri mediatici con o senza invito; quanti strateghi, economisti, giuslavoristi, politici di rango, di razza, di mestiere, ex ministri, senatori e onorevoli trombati, sindaci, e quant’altro, tutti alla ricerca di una candidatura, della promessa di un incarico per non scomparire, per non uscire dal comodo lauto mondo del potere. Ma la speranza più grande proviene dai ranghi sindacali, unitari per l’occasione; avendo scompostamente perduto quel residuo di credibilità nelle recenti fandonie di supporto alla manovra strombazzate nelle piazze e giustamente inascoltate da tutti i tecnici dell’intero esecutivo, ora mugugnano con la coda fra le gambe e sperano di essere sentiti come ai vecchi tempi, anche su questioni che non sono nella loro diretta incombenza. Mentre farebbero cosa saggia a riprendere il giusto spazio abbandonato della difesa dei diritti e dei doveri dei lavoratori preparandosi alla sfida del nuovo rapporto di lavoro, lasciando alla politica, all’impresa e a chi governa il compito di scegliere e proporre le strategie di prodotto e di mercato; il lavoro và difeso non solo nei diritti, ma in tutto il suo complesso dinamismo di qualità, quantità e responsabilità, finalizzato al suo mantenimento evolutivo come richiesto dall’attuale sistema globalizzato. Insomma tutti speriamo nell’azione e prosecuzione del Governo Monti, che per intanto và ringraziato per aver messo a nudo l’inutilità ed i limiti degli attuali partiti e la grossolana vetusta azione delle parti sociali. Nel nuovo anno la società civile, i lavoratori, i cittadini di buona volontà dovranno rileggere con attenzione la Carta Costituzionale per provvedere alla bisogna e ricostituire gli organismi di rappresentanza liberati della casta, forti nell’etica, nella giustizia e nelle responsabilità, per la gestione necessaria del bene comune.
domenica 18 dicembre 2011
MEDIAZIONI E CONSENSI
Annunciando l’avvento dell’incarico conferito al Senatore Monti, molto semplicemente abbiamo parlato di Governo Fiduciario, perché prevedendo la totale inaffidabilità e inininfluenza dei partiti e dei sindacati alle scelte tecniche del nuovo Governo, la società civile si è affidata al medico per le cure e per le terapie necessarie per salvare il Paese dal sicuro default. E’ perciò necessario non incrinare questo stato di affidabilità ; il Governo deve mantenere questo rapporto fiduciario e non può cedere a mediazioni né a spinte di consenso da qualunque parte vengano. I ministri devono mantenere rigidamente e senza paura il rispetto dell’impostazione risanamento-equità e sviluppo che il Governo si ha dato; evitando in assoluto di privilegiare le diverse spinte corporative e gli interessi lobbistici di parte che possano malcelare possibili disegni e/o prove di futuri aggregati di potere. Il cittadino è ben in grado di valutare se ai sacrifici richiesti corrispondono rigore, equità e giustizia e sa apprezzare se gli effetti dello sviluppo che possono determinarsi porteranno ad una crescita del bene comune. Compito della società civile in questa fase è non cadere nella lusinghe di chi surrettiziamente difende la conservazione dei privilegi e impedisce il rinnovamento e la crescita del paese o di chi pretende impunemente ed a volte con arroganza di riproporre aggregazioni eterogenee e strumentali per determinare posizioni maggioritarie pseudo-innovative che rimescolano semplicemente il solito mazzo di carte. Non si ha più il senso della realtà; non ci si rende conto che la partita è cambiata e questo è il tempo della responsabilità; che il paese ha un Governo fiduciario che non è stato chiamato per ricreare una nuova immagine ai partiti e/o alle parti sociali, né consentire alla Lega di vaneggiare e alla sinistra di recuperare le perdite; continuare in questo confronto significa fare emergere le concrete capacità di intercettare i bisogni e le vere emergenze sociali, mettendo a nudo gli egoismi e i volti veri delle scelte fin qui operate. E’ inutile agitare le piazze, le posizioni vanno assunte in Parlamento e sono sotto gli occhi di tutti. Il Governo piuttosto dovrebbe ascoltare anche la società civile attraverso una sua “gabina di regia”e monitorare attentamente il pensiero dei cittadini onesti, professionisti, operai, intellettuali, provenente dalle diverse parti del paese per verificare l’efficacia e la compatibilità delle misure da prendere e delle scelte da fare, soprattutto in relazione al distacco reale della società rispetto agli atteggiamenti ed alle scelte di volta in volta platealmente rivendicate dai partiti a nome dei cittadini. Da ciò emergerebbe che la pur pesante e sofferta manovra in fase di approvazione rielaborata dal Governo, non poteva escludere quelle misure in materia di liberalizzazioni e di cambiamenti strutturali prima ritenuti necessari. Cedere al ricatto o alle pressioni lobbistiche può incrinare questo rapporto fiduciario che oggi è tanto più necessario, per dare massima autorevolezza all’azione del Governo Monti in Europa e per ridare nuovo vigore alla partecipazione dei cittadini alle prossime azioni che il Governo adotterà in materia economica e di sviluppo.
Sembra molto efficace e da sottolineare quanto ha detto l’On. Tabacci nel suo intervento sulla manovra in Commissione Bilancio e Finanze alla Camera il 13 dicembre scorso : “Da parte mia, dunque, c'è il riconoscimento delle riforme strutturali, in materia sia previdenziale sia di finanza locale, ma vorrei richiamare alla sua attenzione, concludendo, il tema del rilancio delle liberalizzazioni, sul quale ho notato alcune incertezze.
L'esperienza di questi anni dimostra che, se noi cominciamo solo a tagliare il salame, che è il sistema economico incrostato dalle diverse consorterie e corporazioni, se noi -dicevo -, minacciando di tagliare il salame, tagliamo solo le prime tre fette, automaticamente determiniamo la coesione degli interessi più disparati, i quali si coalizzano e impediscono il raggiungimento di qualsivoglia obiettivo in questa direzione.
Il salame va tagliato tutto! Le date possono essere anche diverse, ma non può maturare nel Paese la sensibilità che tutto ciò che si fa è strumentale; che adesso si toccano i tassisti, ma poi questi metteranno in piedi una reazione, a seguito della quale saremo costretti a tornare indietro. Lo stesso discorso vale per i farmacisti e domani varrà per le altre categorie.
Il salame va tagliato tutto e il prossimo provvedimento, secondo la mia opinione, deve prevedere ogni fetta con un suo nominativo, cioè una serie di misure per ciascuna corporazione che deve essere messa nelle condizioni di non nuocere, perché, se vincono le corporazioni, perde il Paese e il Paese, per vincere, ha bisogno di battere le corporazioni”.
Sembra molto efficace e da sottolineare quanto ha detto l’On. Tabacci nel suo intervento sulla manovra in Commissione Bilancio e Finanze alla Camera il 13 dicembre scorso : “Da parte mia, dunque, c'è il riconoscimento delle riforme strutturali, in materia sia previdenziale sia di finanza locale, ma vorrei richiamare alla sua attenzione, concludendo, il tema del rilancio delle liberalizzazioni, sul quale ho notato alcune incertezze.
L'esperienza di questi anni dimostra che, se noi cominciamo solo a tagliare il salame, che è il sistema economico incrostato dalle diverse consorterie e corporazioni, se noi -dicevo -, minacciando di tagliare il salame, tagliamo solo le prime tre fette, automaticamente determiniamo la coesione degli interessi più disparati, i quali si coalizzano e impediscono il raggiungimento di qualsivoglia obiettivo in questa direzione.
Il salame va tagliato tutto! Le date possono essere anche diverse, ma non può maturare nel Paese la sensibilità che tutto ciò che si fa è strumentale; che adesso si toccano i tassisti, ma poi questi metteranno in piedi una reazione, a seguito della quale saremo costretti a tornare indietro. Lo stesso discorso vale per i farmacisti e domani varrà per le altre categorie.
Il salame va tagliato tutto e il prossimo provvedimento, secondo la mia opinione, deve prevedere ogni fetta con un suo nominativo, cioè una serie di misure per ciascuna corporazione che deve essere messa nelle condizioni di non nuocere, perché, se vincono le corporazioni, perde il Paese e il Paese, per vincere, ha bisogno di battere le corporazioni”.
mercoledì 30 novembre 2011
LA CAMPAGNA ELETTORALE ! NON SERVE
Abbiamo
detto che il Paese deve ritrovare se stesso, il Governo Monti và sostenuto nel
suo percorso e non c’è assolutamente bisogno di queste frammistioni
elucubrative che i vecchi capipartito
scodellano qua e là per il paese. I
media stanno soffrendo e mordono il freno in attesa dei decreti attuativi per imbastire e sollecitare le reazioni dei
partiti e delle diverse fazioni in agguato, comprese le parti sociali. Ma di
tutto ciò il Paese non ha alcuna necessità.Se il Presidente Monti per
correttezza costituzionale cerca il consenso, non lo fa solo per atto dovuto,
ma sulla linea delle strategie e degli accordi di Strasburgo con i partner
europei, perché queste sono le regole della buona democrazia. E ciò non significa
che gli “spettatori”, per anni incapaci
di trovare una quadra che favorisse lo sviluppo o di proporre le necessarie
riforme, si possano mettere a piluccare
sulle facili tribune plaudenti ed
avviare una campagna elettorale, che
viene ripresa dalla stampa assetata di novità con enfasi accattivanti e
qualunquiste! Non servono né i distinguo
né le puntualizzazioni( che pena il dibattito in aula per la legge costituzionale di pareggio di bilancio), ora occorre una
buona dose di umiltà per apprezzare e far riconoscere ciò che
gli incaricati di governare
saranno in grado di produrre nell’interesse del Paese. In sur place e
con molto garbo le consultazioni sono state fatte, la regia ha funzionato egregiamente, tutte le parti
politiche sono state accontentate e se qualche sabavatura a sinistra può
disturbare i frilli del centro destra o della lega, caso fatta capo ha! Il
manuale Cencelli non è riuscito
perfettamente, rien ne va plus, ora è di rigore il silenzio, fino a che non si
passa all’aula. Purtroppo la politica ha
disabituato i cittadini a ricevere un servizio nell’interesse comune, la
maggior parte dei provvedimenti e delle misure
adottate dai vari governi non sempre sono state improntate al bene
comune e all’equità sociale, la contrattazione partitica delle maggioranze in
carica negli ultimi venti anni ha provocato dicotomie e sopraffazioni lobbistiche che hanno ingenerato ingiustizie e distrutto via via quel
necessario rapporto fiduciario fra la politica e il cittadino. Qui ha
fatto capolino di tutto, la competenza e la tecnica, il familismo e l’alta
finanza, la burocrazia statuale, le gerarchie, il baronato politico, accademico e giurisdizionale e finanche
i fiduciari socio-sindacali; in tutta la sua schiettezza è il
terminale vero della crisi della politica e dei partiti e non resta che
prenderne atto! Non serve una campagna elettorale per mascherare questa
realtà, né la finzione di recupero leghista, come sono inutili le finte
filosofie vendoliane, le rassicurazioni posdatate delle varie
anime del PDL e del PD e neppure il camaleontismo carismatico dei cercatori
terzopolisti. Ad una seria azione di governo dovrebbe corrispondere un serrata
e coerente rigenerazione dell’organizzazione e del
personale politico; aprire le porte alla
gente, ai giovani, alle donne, richiedere curricula e disponibilità, offrire
democrazia, partecipazione e formazione politica, garantire la fine delle
caste, del carrierismo partitico, dei doppi incarichi, delle triple consulenze
e così di seguito, questo l’imperativo nuovo per i partiti. Sarebbe forse un modo
avveduto per seguire attentamente gli avvenimenti e gli aiuti che ci vengono
dall’Europa e quanto il Governo sta per
fare per superare la crisi.
lunedì 21 novembre 2011
CONTROLLO DEMOCRATICO
Bene, l’operazione Napolitano è andata felicemente in porto, il nuovo Governo guidato dal Prof. Monti, sicuro di una robusta maggioranza parlamentare, dispiega le sue vele e si avvia verso il mare aperto della politica italiana. D’ora in avanti è nostro dovere aiutare il Professore nel suo difficile compito e seguirlo lungo quella che abbiamo chiamato la“fase straordinaria nella quale vanno ricercate e inventate tutte quelle misure finanziarie, economiche e di sviluppo, calibrate al bene comune e ai valori sociali, che sterilizzino e tengano lontani i pericoli delle speculazioni europee ed internazionali e consolidino il ruolo dell’Italia in Europa”. Abbiamo anche sottolineato, in sintonia con quanto lo stesso Presidente ha poi confermato nelle sue dichiarazioni programmatiche , che a queste misure sono chiamate a concorrere tutte le parti politiche e sociali; che da qui ne va’ del loro futuro e che gli elettori sapranno e dovranno valutare le scelte che via via saranno fatte attraverso un severo controllo. Una serie di responsabilità quindi attendono i cittadini: aiutare il Governo nel suo percorso e nelle sue scelte nella condivisione degli obiettivi e delle finalità, concorrere con il consenso a queste scelte, esercitando il controllo democratico sui risultati, nonché vigilando sulla attività dei partiti e delle parti sociali. Come dunque esercitare questo diritto-dovere costituzionalmente previsto? E’ la grande sfida a cui tutti siamo chiamati, ciascuno per la sua piccola o grande parte dovrà corrispondere non solo in termini di contributo materiale sopportando le eque misure che saranno adottate per riavviare lo sviluppo, ma anche come presenza attiva pulsante democratica rivolta al cambiamento. Forse sarà possibile comprendere cosa è necessario fare per aiutare il paese ad uscire dalla crisi nella quale i mercati finanziari pare ci abbiano condotto ed apprezzare se le ragioni intessute in questi anni attraverso i media dalle nostre forze politiche erano legate a mere contrapposizioni strumentali per detenere o ribaltare i risultati delle ultime elezioni o se la necessità virtù ideata dal Colle sia stata la vera salvezza del nostro Paese. E’ un cammino interessante da percorrere, che merita in ogni caso di essere vissuto nella speranza di ridare cuore e animo alla politica, fiducia ai cittadini ed alle nuove generazioni. Il Paese deve poter ritrovare se stesso, riprendere i suoi valori fondamentali, il proprio vissuto e le sue tradizioni di creatività, genio, arte e cultura attraverso i quali siamo diventati grandi nel mondo. Riprendere il senso della storia, della famiglia, di paese unito nelle sue municipalità, ancorché sia più reale che mai il distacco e la dicotomia dell’area meridionale, della quale necessita parlare con maggior merito. Ognuno deve riflettere su cosa fare. Un uomo politico italiano che apprezzo disse non molto tempo fa: “non mi illudo che, attraverso questa strada, sapremo richiamare l’attenzione popolare, ma quantomeno avremo sollecitato una presenza critica di quanti (pochi o tanti che siano) frequentando il blog vogliono mettere la loro intelligenza al servizio dei problemi veri del Paese. Magari …… affermeremo uno stile”.
domenica 13 novembre 2011
GOVERNO FIDUCIARIO
Non vorrei che si equivocasse, ma nella attuale fase politica un “ Governo fiduciario” non coincide esattamente con quanto normalmente si intende per fiduciario nel campo del diritto e dell’economia. Il rapporto di fiducia che scaturisce dalla meditata e apprezzata nomina del Prof. Mario Monti a Senatore a vita da parte del Presidente Napolitano, allo stato delle cose dovrebbe avere una valenza che và al di là del contratto e del patrimonio. Perché oltre a quella dei cittadini, che in questo momento, contrariamente a quanto potrebbe sembrare aguzzano la massima attenzione, il Presidente del Consiglio designato, deve richiedere e raccogliere la fiducia di tutte le parti politiche presenti nel paese, siano esse di maggioranza che di opposizione. Tutti devono poter confidare senza riserve nel Governo che dovrà nascere e quindi “il chiamato” a traghettare la crisi, non solo deve essere all’altezza del compito, ma deve poter contare sull’apporto di chi lui stesso per primo ritiene utile e necessario per poter raggiungere il mandato ricevuto, ma dovrà essere accompagnato dal consenso costante e sicuro delle forze politiche presenti in parlamento. E’ evidentemente una fase straordinaria nella quale vanno ricercate e inventate tutte quelle misure finanziarie, economiche e di sviluppo, calibrate al bene comune e ai valori sociali che sterilizzino e tengano lontani i pericoli delle speculazioni europee ed internazionali e consolidino il ruolo dell’Italia in Europa. Ovviamente a queste misure sono chiamate a concorrere tutte le parti politiche e sociali, e da qui ne và il loro futuro, che gli elettori sapranno e dovranno valutare attraverso un severo controllo delle scelte. Abbiamo detto che “la politica è arte di governo e impegno di servizio”, bene in questo momento i cittadini sono chiamati a svolgere un servizio importante per il bene comune e per il Paese; agevolare le scelte necessarie per uscire dalla crisi, vigilare responsabilmente sulle azioni e i comportamenti delle forze politiche e sociali e concorrere in maniera ragionata e attiva al rinnovamento della classe politica che ci condotto a questa situazione. Ma affinché queste non rimangano semplici affermazioni va’ riproposto l’invito a dare un forte contributo di credibilità e di sostegno diretto della società civile alla politica. Realizzare innanzitutto un luogo di incontro culturale dove i cittadini che desiderano partecipare alla vita del proprio paese e contribuire alla scelte necessarie per favorirne la crescita e lo sviluppo, affrontino, dibattono e studino, i temi e le problematiche dell’Alta Politica e della Buona Amministrazione. Un luogo di dialogo e di confronto, un “Osservatorio” insomma, in cui in un sereno clima di consapevole responsabilità e spirito costruttivo, ci si proponga l’obiettivo di far crescere nei cittadini, uomini e donne, ma soprattutto nelle nuove generazioni, la cultura dei valori etici e del bene comune per la partecipazione ad una azione politica basata sui principi di libertà, solidarietà, democrazia, laicità e giustizia, rispetto e salvaguardia dei valori della dignità umana, della vita e della famiglia.
lunedì 7 novembre 2011
CREDIBILITA’
Questo è il vero dilemma della attuale fase politica. E non credo che sia sufficiente un Governo tecnico o di unità e/o responsabilità nazionale per dare respiro alla fine legislatura, a meno che questo promani dalla Presidenza della Repubblica su delega incondizionata di tutte le forze politiche presenti nel Paese e finalizzata esclusivamente a dare attuazione agli impegni comunitari, per mettere in sicurezza lo squilibrio debitorio e attuare le riforme messe in campo con le manovre fin qui approvate, compresa la riforma del fisco. In sostanza onere del Presidente della Repubblica sarebbe quello di ottenere il consenso del Parlamento per nominare un “Governo Fiduciario” che, nello spirito di quanto ipotizzato dal cittadino Giuliano Melani da Pistoia, faccia riappropriare al popolo italiano l’orgoglio di rilanciare il paese verso lo sviluppo, in base a misure coraggiose, ma necessarie garantite dalla nostra Costituzione. Al momento non c’è infatti nessuna maggioranza possibile che autonomamente possa dare fiducia e credibilità. Ciò che l’opposizione addebita a Berlusconi, al di là delle amenità e carenze di carattere personale e privato, può essere ribaltato con angoscia e altrettanta preoccupazione sulle altre aggregazioni in campo. Basta osservare il PD, che blatera in piazza l’unità contingente, ma non accetta le scomode innovazioni di Renzi, per finire con il Terzo Polo, che avendo fatto finta di passare per il Centro, spargendo speranze di cambiamento e aspettative di moralità, in realtà ripropone la rielaborazione di una Casta ormai decotta. Tutti hanno lo stesso comune denominatore; sono protesi con qualsiasi mezzo al potere, ad assicurare la prosecuzione del mandato e la promessa di una prossima candidatura. L’avvilente passaggio da una casacca all’altra mascherata come scelta, riducono la politica a mercimonio e incrinano la credibilità negli uomini e la fiducia nelle istituzioni.
La politica è arte di governo e impegno di servizio e gli attuali partiti non sono dotati delle regole e organismi finalizzate a questi obiettivi, né chi si dedica alla politica riceve o è portatore di una qualche cultura amministrativa o di governo; sono piuttosto semplici o complesse aggregazioni ideate da personaggi dotati di intelligente loquela e spregiudicata intraprendenza per la gestione dei voti, delle tessere, dei favori e dei conseguenti finanziamenti pubblici. Sarebbe auspicabile un forte contributo di credibilità, un sostegno diretto della società civile alla politica, bisognerebbe realizzare un luogo di incontro culturale dove i cittadini che desiderano partecipare alla vita del proprio paese e contribuire alla scelte necessarie per favorirne la crescita e lo sviluppo, affrontino, dibattono e studino, i temi e le problematiche dell’Alta Politica e della Buona Amministrazione.
La politica è arte di governo e impegno di servizio e gli attuali partiti non sono dotati delle regole e organismi finalizzate a questi obiettivi, né chi si dedica alla politica riceve o è portatore di una qualche cultura amministrativa o di governo; sono piuttosto semplici o complesse aggregazioni ideate da personaggi dotati di intelligente loquela e spregiudicata intraprendenza per la gestione dei voti, delle tessere, dei favori e dei conseguenti finanziamenti pubblici. Sarebbe auspicabile un forte contributo di credibilità, un sostegno diretto della società civile alla politica, bisognerebbe realizzare un luogo di incontro culturale dove i cittadini che desiderano partecipare alla vita del proprio paese e contribuire alla scelte necessarie per favorirne la crescita e lo sviluppo, affrontino, dibattono e studino, i temi e le problematiche dell’Alta Politica e della Buona Amministrazione.
giovedì 20 ottobre 2011
OSCAR PER IL BILANCIO
La notizie è comparsa anche sulla Nuova, ed è lodevole che il Comune di Sassari abbia vinto l’Oscar di bilancio nella sezione dedicata ai Comuni Capoluogo di provincia . Il Bilancio predisposto ed approvato dal Comune è stato apprezzato dalla apposita giuria in quanto può offrire” una descrizione adeguata dei principali aspetti finanziari della gestione e dei suoi risultati” ed è degno di nota per “l’aggiornamento sullo stato di attuazione delle linee programmatiche 2005-2010”. Per il cittadino comune naturalmente la problematica può sembrare tecnicistica, anche perché il cittadino non è stato sollecitato a leggere e quindi a venire a conoscenza delle risultanze finanziarie e di gestione che compongono il bilancio della città. Ma in realtà dal punto di vista amministrativo e politico la segnalazione ha una rilevanza degna di attenzione in quanto denota la presenza di una rinnovata cultura alternativa nell’attività amministrativa che si fonda sulla responsabilità di comportamento e del risultato, che dovrebbe condurre ad una gestione efficiente dell’Ente in coerenza con i bisogni della collettività. Ciò significa che all’interno della struttura comunale si è evoluta la collaborazione e si è instaurato un cambiamento nei rapporti fra dirigenti politici e dirigenti tecnico –amministrativi , quadri intermedi ed operatori, che evidentemente hanno favorito degli atteggiamenti sinergici collaborativi e di controllo finalizzati al miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza per il raggiungimento dei risultati. Sembra pertanto coeente l’osservazione dell’On. Bruno Tabacci, Assessore al Bilancio del Comune di Milano, che assegnando il premio ha rilevato che “anche in una stagione di grave crisi della politica a tutti i livelli, è possibile un governo efficace degli enti locali”. Non sembra invece del tutto scontato né palpabile lo sforzo che le Amministrazioni dovrebbero fare nell’utilizzare lo strumento contabile Bilancio, per comunicare in modo completo ed efficace. per alimentare relazioni nuove e forti con i cittadini. Valore primario infatti nel governo dell’ente pubblico, pur mantenendo gli aspetti della legalità istituzionale è quello di coinvolgere gradualmente non solo l’apparato interno dell’amministrazione ma tutta la collettività. E’ auspicabile dunque che sia il percorso da intraprendere per ridare alla politica nuova linfa e vitalità e per coinvolgere i giovani nella Buona Amministrazione del bene comune.
lunedì 17 ottobre 2011
Il SOLITO MAZZO DI CARTE
Nei quotidiani locali da qualche settimana vengono evidenziate diverse notizie politiche sulle iniziative relative all’attività dei partiti. Nuovi tesseramenti, convegni, tavole rotonde, costituzione di aggregazioni, circoli, sezioni, insomma ferve una intensa preparazione di evoluzione e posizionamento funzionale all’eventuale caduta del Governo auspicata dalle forze di opposizione, alle eventuali elezioni anticipate o alla partecipazione al prossimo turno delle amministrative.
La metodologia purtroppo è la stessa di sempre, qualcuno che crede di godere di una leadership personale perché ha raccolto un manipolo di consensi, pensa con il suo tesoretto di fare un nuovo partito, come hanno fatto SEL, FLI,API e tanti ancora. Altri cercano di sistemarsi in nuove o vecchie aggregazioni personalizzate da questo o quell’altro capo corrente, ma sostanzialmente la musica è sempre la stessa; si mischia il mazzo delle carte che, comunque ridisposte, rimangono sempre le stesse, cioè in realtà sembra di partecipare ad un gioco nuovo ma la casta rimane la stessa. Ne più e nemmeno di quanto è avvenuto nel rimaneggiamento della attuale maggioranza e di quanto sta avvenendo in Parlamento e nelle segrete conviviali di coordinamento allestite all’impronta, negli alberghi e nei ristoranti romani. Una grande operazione di riciclaggio per rinnovare le candidature e l’eventuale rielezione, mescolare il mazzo di carte e presentare un mazzo nuovo con le carte vecchie. Naturalmente siccome l’esempio viene dall’alto, anche in periferia i gregari si attrezzano e inventano prove di novità: tavole rotonde, sale convegni e riunioni dove si incontrano personaggi che stavano a destra poi a sinistra, poi ancora a destra, assessori, consiglieri, sindaci riciclati e vecchi porta borse che teorizzano per un nuovo centro sinistra per le primarie, un nuovo centro destra per i nuovi centri destra; finanche il Terzo Polo, che aveva promesso di innovare l'agire poltico e fare una politica di garanzia e servizio per il cittadino e per il bene comune, si ricicla e fa finta di cambiare le carte.
Come si possono attrarre i giovani alla politica, i professionisti, gli uomini di cultura, la società civile, continuando a girare le solite carte facendo finta di cambiare gioco?
Il Paese chiede responsabilità, lavoro, sviluppo, certezza del diritto e sereno vivere civile; chissà quando i partiti daranno un segnale di discontinuità e cominceranno a ricreare un sistema di larga partecipazione dei cittadini, dove la politica, l’amministrazione ed il controllo democratico rappresentino un momento alto di servizio da dare al proprio paese!
La metodologia purtroppo è la stessa di sempre, qualcuno che crede di godere di una leadership personale perché ha raccolto un manipolo di consensi, pensa con il suo tesoretto di fare un nuovo partito, come hanno fatto SEL, FLI,API e tanti ancora. Altri cercano di sistemarsi in nuove o vecchie aggregazioni personalizzate da questo o quell’altro capo corrente, ma sostanzialmente la musica è sempre la stessa; si mischia il mazzo delle carte che, comunque ridisposte, rimangono sempre le stesse, cioè in realtà sembra di partecipare ad un gioco nuovo ma la casta rimane la stessa. Ne più e nemmeno di quanto è avvenuto nel rimaneggiamento della attuale maggioranza e di quanto sta avvenendo in Parlamento e nelle segrete conviviali di coordinamento allestite all’impronta, negli alberghi e nei ristoranti romani. Una grande operazione di riciclaggio per rinnovare le candidature e l’eventuale rielezione, mescolare il mazzo di carte e presentare un mazzo nuovo con le carte vecchie. Naturalmente siccome l’esempio viene dall’alto, anche in periferia i gregari si attrezzano e inventano prove di novità: tavole rotonde, sale convegni e riunioni dove si incontrano personaggi che stavano a destra poi a sinistra, poi ancora a destra, assessori, consiglieri, sindaci riciclati e vecchi porta borse che teorizzano per un nuovo centro sinistra per le primarie, un nuovo centro destra per i nuovi centri destra; finanche il Terzo Polo, che aveva promesso di innovare l'agire poltico e fare una politica di garanzia e servizio per il cittadino e per il bene comune, si ricicla e fa finta di cambiare le carte.
Come si possono attrarre i giovani alla politica, i professionisti, gli uomini di cultura, la società civile, continuando a girare le solite carte facendo finta di cambiare gioco?
Il Paese chiede responsabilità, lavoro, sviluppo, certezza del diritto e sereno vivere civile; chissà quando i partiti daranno un segnale di discontinuità e cominceranno a ricreare un sistema di larga partecipazione dei cittadini, dove la politica, l’amministrazione ed il controllo democratico rappresentino un momento alto di servizio da dare al proprio paese!
PARLIAMO DI POLITICA
E’ vero che la politica attraversa un momento di profonda crisi? Sono anni che nel nostro paese i giovani assistono al decadimento morale, al deteriorarsi dei costumi e dell’agire politico. Le forze più sane della società civile sperano nel richiamo di coscienza degli intellettuali, delle classi dirigenti e professionali, per liberare il nostro paese dalla casta politico amministrativo radicata nei partiti e nelle istituzioni. L’auspicio è ridare voce ai cittadini nella legittima scelta dei propri rappresentanti e riprendere il cammino consapevole della democrazia, dello sviluppo e del bene comune.
E’utile quindi avviare questo blog in cui “parliamo di politica”; un luogo di incontro culturale dove i cittadini che desiderano partecipare alla vita del proprio paese possano contribuire alla scelte necessarie per favorirne la crescita e lo sviluppo. E’ il luogo in cui con franchezza e serenità si possono affrontare, dibattere e studiare, i temi e le problematiche dell’Alta Politica e della Buona Amministrazione. Può essere un modo per sentirsi utili e rispondere ai tanti piccoli e grandi bisogni che gravano sulle nostre comunità, inesorabilmente integrate in questo piccolo meraviglioso mondo globalizzato. Un modo semplice per stare vicini ai giovani e ridare fiducia al paese che hanno bisogno di credere nella responsabilità, nella politica, nella democrazia e nella coesione sociale. Per quanto mi riguarda voglio farlo per esercizio di servizio e carità, non come impegno personale diretto, ma per contribuire a dare cuore, anima e sostegno al cambiamento dell’agire politico, anche cercando di dialogare segnalando questioni politiche, economiche e sociali di attualità, a mio avviso, degne di essere discusse.
E’utile quindi avviare questo blog in cui “parliamo di politica”; un luogo di incontro culturale dove i cittadini che desiderano partecipare alla vita del proprio paese possano contribuire alla scelte necessarie per favorirne la crescita e lo sviluppo. E’ il luogo in cui con franchezza e serenità si possono affrontare, dibattere e studiare, i temi e le problematiche dell’Alta Politica e della Buona Amministrazione. Può essere un modo per sentirsi utili e rispondere ai tanti piccoli e grandi bisogni che gravano sulle nostre comunità, inesorabilmente integrate in questo piccolo meraviglioso mondo globalizzato. Un modo semplice per stare vicini ai giovani e ridare fiducia al paese che hanno bisogno di credere nella responsabilità, nella politica, nella democrazia e nella coesione sociale. Per quanto mi riguarda voglio farlo per esercizio di servizio e carità, non come impegno personale diretto, ma per contribuire a dare cuore, anima e sostegno al cambiamento dell’agire politico, anche cercando di dialogare segnalando questioni politiche, economiche e sociali di attualità, a mio avviso, degne di essere discusse.
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