lunedì 30 gennaio 2012

È TUTTO TREMENDAMENTE POLITICO!

I miei lettori non hanno risposto all’invito di dare una mano ai partiti per  migliorare la politica ed emarginare le caste. Forse hanno  ragione coloro che sostengono che la cultura, la piccola e media borghesia, gli  intellettuali guardano la politica dall’alto e  lasciano fare, per trincerarsi poi nell’astensione al momento del voto. 
E’ comprensibile che i partiti  attualmente in pista  abbiano generato del disgusto e d'altronde, il Governo Monti giorno dopo giorno  in questi due mesi, inconsapevolmente ha logorato questi  serbatoi lobbistico clientelari ad  immagine unipersonale. Ma questo è il meno che potesse capitare dopo anni di insulse diatribe, affari, clientele e strumentali contrapposizioni! L’attuale governo è stato chiamato ad una  repentina operazione di salvataggio del Paese ormai giunto ad un passo del fallimento nel quale le  irresponsabili campagne mediatiche e i conflitti di interesse lo avevano cacciato. Il sussulto illuminato del Presidente Napolitano ha  virato con destrezza il timone  di una barca  avviata a sicuro naufragio, ma nonostante lo  scampato pericolo le ciurme partitocratiche e sindacali,  apparentemente compatte, cercano ancora  di  imperversare cavalcando interessi particolari e proteste che, seppur legittime,  agli occhi del mondo diventano inutili. Destano sconforto e ilarità gli esponenti dei partiti  e delle parti sociali nei dibattiti televisivi nel confronto con i ministri tecnici; cercano di assumere mansueti atteggiamenti dottorali per suggerire o proporre  aggiustamenti alle  varie misure delle manovre nell’auspicio di trattenere consensi  che non ci sono più. Ciò che resta a questi partiti sono le intenzioni di voto sulle quali si dilettano i media, mentre i nuovi alleati o quelli  all’opposizione, imperterriti continuano nelle vecchie solfe e con gli stessi metodi a riposizionare nelle periferie alla testa dei  giovani e nuovi iscritti  raccogliticci, i rappresentanti delle caste locali, con buona pace del rinnovamento  e dell’impegno civile diffuso e disinteressato.
La politica è “arte di governo” e in questi ultimi due mesi  sia il Presidente della Repubblica che il Governo Monti stanno affrontando la più ardita e stringente azione politica  che abbia  mai impegnato il Parlamento negli ultimi decenni. Non bisogna  confondere le liberalizzazioni, la riforma del mercato del lavoro, la finanza, l’economia, lo sviluppo  e gli equilibri europei e internazionali come azioni tecniche  del Governo tecnico! Come ha sostenuto l’On. Tabacci  nelle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia sul decreto cosiddetto Milleproroghe: “Non vi è nulla di tecnico in tutto questo, è tutto tremendamente politico, anche se la recita a soggetto ci impedisce di chiamare le cose con il loro nome. Ma questa svolta è senza alternative, conviene percorrerla con dignitosa coerenza nell'interesse del Paese”.
Allora, è proprio il caso che la società civile resti in disparte?  Forse i più illuminati e lo stesso Governo Monti potrebbero incentivare nell’interesse generale nuove forme di partecipazione e di confronto, per rendere più alta la politica a servizio del bene comune  e del Paese.

domenica 22 gennaio 2012

AIUTIAMO LA POLITICA ?

Cari lettori ed  amici che seguono il blog. Da più parti sta maturando la consapevolezza che la crisi della politica, resa  più evidente con l’avvento del Governo Monti, sia parallela ad una più generale crisi dei partiti, dei sindacati e delle istituzioni e sia connessa  e discenda da un diffuso egoismo delle classi  borghesi e  professionali, unito al disinteresse degli intellettuali e al distacco degli uomini di cultura. Non vè dubbio che il compito di governare l’attuale passaggio istituzionale sia  particolarmente gravoso per l’esecutivo del Prof. Monti, non solo per le difficoltà legate ai  problemi di finanza internazionale e di  governo delle  nuove prospettive degli equilibri europei, ma in sede nazionale  per lo scatenarsi degli interessi socio economici particolaristici che i  decreti sulle liberalizzazioni possono determinare. Ne sono un esempio i tassisti, i farmacisti e così a seguire, che  corrispondono  ad altrettante istanze clientelari presenti nei diversi partiti, pronti ad acconsentire o meno  con il voto parlamentare alla corrispondenza degli egoismi rappresentati. I partiti a ben vedere dovrebbero approfittare di questo governo per manifestare la volontà di servire la nazione, non per tutelare gli interessi di parte come per il passato, ma smettere di litigare, interpretare le reali esigenze sociali e coadiuvare con saggezza  ed equità alla ricerca di quelle soluzioni di sviluppo e di crescita necessarie al paese. E se del caso integrarle con una azione di supporto ragionato alle misure  approntate dal governo, per rivalutare il ruolo dei partiti e delle parti sociali, che con i fatti dimostrino di abbandonare caste ed  egoismi particolari  per  favorire il cambiamento, il lavoro, la crescita  e la speranza nel bene comune. In questa direzione il cittadino responsabile non può restare assente, non si  può abbandonare  il destino dei giovani  all’ inettitudine dell’attuale classe  politica ed alla deriva del disinteresse e dell’astensionismo,  sarebbe auspicabile un apporto nuovo e concreto da parte della società civile e di quanti fino ad ora in buona fede hanno riposto la propria fiducia nei partiti e nelle istituzioni; un sussulto di orgoglio e l’impegno per contribuire concretamente alle attuali difficoltà del paese ed al suo necessario rinnovamento, che le attuali forze politiche da sole non sono certamente in grado di realizzare. Come già anticipato in uno dei post precedenti  si potrebbe pensare  ad un “Osservatorio di politica, amministrazione e sviluppo”. Un luogo di incontro culturale  dove i cittadini  che desiderano partecipare alla vita del proprio   paese  e   contribuire alla scelte  necessarie  per favorirne la crescita e lo sviluppo,  affrontano, dibattono e studiano, i temi e le problematiche dell’Alta Politica e della Buona Amministrazione. Attraverso il dialogo ed il confronto, in un sereno clima di consapevole responsabilità e spirito costruttivo,  con l’Osservatorio si propone l’obiettivo di far crescere nei cittadini, uomini e donne, ma soprattutto nelle nuove  generazioni, la cultura dei valori etici  e del bene comune per la partecipazione ad una  azione della politica basata sui  principi di libertà, solidarietà, democrazia, laicità e giustizia, rispetto e salvaguardia dei valori della dignità umana, della vita e della famiglia. Le  attività  culturali e  formative dell’Osservatorio, si  potrebbero snodare attraverso  indirizzi e  moduli : “dei valori”, “dell’etica”, “ delle responsabilità” e “ dello sviluppo” ed i processi di informazione e formazione potranno essere affidati a tutte quelle professionalità ( insegnanti, liberi professionisti, docenti, scienziati, teologi, tecnici, imprenditori e artigiani)  presenti nel nostro tessuto  sociale che condividendo lo spirito delle diverse iniziative  culturali, politiche e sociali, per chiamata,  aderiscono all’Osservatorio  per offrire  il loro portato di conoscenze, esperienze e professionalità.
I lettori e gli amici che condividono questa proposta e intendono partecipare e/o dare il loro contributo, sono invitati a scrivere un commento e contattarmi attraverso il blog.

venerdì 30 dicembre 2011

IL GOVERNO DELLA SPERANZA

La manovra  è stata approvata ed il primo pericolo imminente è stato bloccato;  il Parlamento ha travato una sua quadra e l’anno che si chiude consente un respiro di sollievo al Prof. Monti  ed al suo Governo che già per fine anno annuncia le  prossime misure integrative  e di completamento che dovranno fare emergere sviluppo, crescita e incremento dell’occupazione.
Il Presidente Napolitano è certamente il primo a sperare nella continuità di questa azione e nel messaggio di fine anno  auspicherà certamente la conclusione naturale della legislatura e il superamento  della inconcludente conflittualità fra le forze politiche e sociali. Ma chi veramente si illude nella speranza  sono i partiti, o meglio, quelle rappresentanze aggregate pseudo- personali che si atteggiano a fare “partito” e che scodinzolano nel nostro panorama istituzionale. I  leaders e i vari capi! responsabili di corrente o di gruppi, vedono nella futura  attività parlamentare e nella auspicata concertazione la panacea per risorgere dalle ceneri del Governo Berlusconi e dai guai della prima repubblica, nell’idea di  proporre e/o condizionare l’azione dell’esecutivo tecnico con l’illusione  di supportarne l’andamento dall’alto della navigata esperienza   e capacità( dicasi interessi e pressioni lobbistiche). Sarà interessante vedere quante scomposizioni  e ricomposizioni la casta nostrana sarà in grado di inventare  per escogitare tutti i riciclaggi possibili. Ci attendono  incontri mediatici  con o senza invito; quanti strateghi, economisti, giuslavoristi, politici di rango, di razza, di mestiere, ex ministri, senatori e onorevoli trombati, sindaci, e quant’altro, tutti alla ricerca di una candidatura, della promessa di un incarico per non scomparire, per non uscire dal comodo lauto mondo del potere. Ma la speranza più grande proviene  dai ranghi sindacali, unitari per l’occasione; avendo scompostamente  perduto quel residuo di credibilità nelle recenti fandonie di supporto alla manovra strombazzate nelle piazze e giustamente inascoltate da tutti i tecnici dell’intero esecutivo, ora mugugnano con la coda fra le gambe e sperano di essere sentiti  come ai vecchi tempi, anche su  questioni che non sono nella loro diretta incombenza. Mentre farebbero cosa saggia a riprendere il giusto  spazio abbandonato della difesa dei diritti e dei doveri dei lavoratori preparandosi alla sfida del nuovo rapporto di lavoro, lasciando alla politica, all’impresa  e a chi governa  il compito di scegliere  e proporre le strategie di prodotto e di mercato; il lavoro và difeso non solo nei diritti, ma in tutto il suo  complesso dinamismo di qualità, quantità  e responsabilità, finalizzato al  suo mantenimento evolutivo come  richiesto dall’attuale sistema globalizzato. Insomma tutti speriamo nell’azione e prosecuzione del Governo Monti, che per intanto và ringraziato per aver messo a nudo l’inutilità ed i limiti degli attuali partiti e la  grossolana vetusta azione delle parti sociali. Nel nuovo anno la società civile, i lavoratori, i cittadini di buona volontà dovranno rileggere con attenzione la Carta Costituzionale per provvedere  alla bisogna e ricostituire gli organismi di rappresentanza liberati della casta, forti nell’etica, nella giustizia e nelle responsabilità, per la gestione necessaria del bene comune.    

domenica 18 dicembre 2011

MEDIAZIONI E CONSENSI

Annunciando l’avvento dell’incarico conferito   al Senatore Monti, molto semplicemente abbiamo parlato di Governo Fiduciario, perché  prevedendo  la totale inaffidabilità e inininfluenza dei partiti e dei sindacati alle scelte tecniche del nuovo Governo, la società civile si è affidata al medico per le cure  e per le terapie necessarie  per salvare il Paese dal sicuro default. E’ perciò necessario non incrinare questo stato di affidabilità ; il Governo deve mantenere questo rapporto fiduciario e non può cedere a mediazioni né a spinte di consenso da qualunque parte vengano.  I ministri devono mantenere  rigidamente e senza paura il rispetto dell’impostazione risanamento-equità e sviluppo che il Governo si ha dato;  evitando in assoluto di privilegiare le diverse spinte corporative e gli interessi lobbistici di parte che possano malcelare  possibili disegni e/o prove di futuri aggregati di potere. Il cittadino è ben in grado di valutare se  ai sacrifici richiesti  corrispondono rigore, equità e giustizia e sa apprezzare se gli  effetti  dello sviluppo che possono determinarsi porteranno ad una crescita del bene comune. Compito della società civile in questa fase è non cadere nella lusinghe di chi surrettiziamente difende la conservazione dei privilegi e impedisce il rinnovamento e la crescita del paese o di chi pretende impunemente ed a volte con arroganza di riproporre aggregazioni eterogenee e strumentali per  determinare posizioni maggioritarie pseudo-innovative  che rimescolano semplicemente il solito mazzo di carte.  Non si ha più il senso della realtà; non ci si rende conto che  la partita è cambiata e questo è il tempo della responsabilità; che il paese ha un Governo fiduciario che non è stato chiamato  per ricreare una nuova immagine ai partiti e/o alle parti sociali, né consentire alla Lega di vaneggiare e alla sinistra di recuperare le perdite; continuare in questo confronto significa fare emergere le concrete capacità di intercettare i bisogni e le vere emergenze sociali, mettendo a nudo gli egoismi  e i volti veri delle scelte fin qui operate. E’ inutile agitare le piazze, le posizioni vanno assunte in Parlamento e sono sotto gli occhi di tutti. Il  Governo piuttosto dovrebbe  ascoltare anche  la società civile attraverso una sua “gabina di regia”e monitorare attentamente il pensiero dei cittadini onesti, professionisti, operai, intellettuali, provenente dalle diverse parti del paese per  verificare l’efficacia e la compatibilità delle misure da prendere e delle scelte da fare, soprattutto in relazione al distacco reale della società rispetto agli atteggiamenti ed alle scelte di volta in volta  platealmente rivendicate dai partiti a nome dei cittadini. Da ciò emergerebbe  che la  pur pesante  e sofferta manovra in fase di approvazione rielaborata dal Governo, non poteva escludere quelle misure  in materia di  liberalizzazioni e di cambiamenti strutturali prima ritenuti necessari. Cedere al ricatto o alle pressioni lobbistiche può incrinare questo rapporto fiduciario che oggi è tanto più necessario, per dare massima autorevolezza all’azione del Governo Monti in Europa e per  ridare nuovo vigore alla partecipazione dei cittadini alle prossime azioni che il Governo adotterà in materia economica e di sviluppo.

Sembra molto efficace e da sottolineare quanto ha detto l’On. Tabacci nel suo intervento sulla manovra in Commissione Bilancio e Finanze alla Camera il 13 dicembre scorso : “Da parte mia, dunque, c'è il riconoscimento delle riforme strutturali, in materia sia previdenziale sia di finanza locale, ma vorrei richiamare alla sua attenzione, concludendo, il tema del rilancio delle liberalizzazioni, sul quale ho notato alcune incertezze.
L'esperienza di questi anni dimostra che, se noi cominciamo solo a tagliare il salame, che è il sistema economico incrostato dalle diverse consorterie e corporazioni, se noi -dicevo -, minacciando di tagliare il salame, tagliamo solo le prime tre fette, automaticamente determiniamo la coesione degli interessi più disparati, i quali si coalizzano e impediscono il raggiungimento di qualsivoglia obiettivo in questa direzione.
Il salame va tagliato tutto! Le date possono essere anche diverse, ma non può maturare nel Paese la sensibilità che tutto ciò che si fa è strumentale; che adesso si toccano i tassisti, ma poi questi metteranno in piedi una reazione, a seguito della quale saremo costretti a tornare indietro. Lo stesso discorso vale per i farmacisti e domani varrà per le altre categorie.
Il salame va tagliato tutto e il prossimo provvedimento, secondo la mia opinione, deve prevedere ogni fetta con un suo nominativo, cioè una serie di misure per ciascuna corporazione che deve essere messa nelle condizioni di non nuocere, perché, se vincono le corporazioni, perde il Paese e il Paese, per vincere, ha bisogno di battere le corporazioni”.

mercoledì 30 novembre 2011

LA CAMPAGNA ELETTORALE ! NON SERVE

Abbiamo detto che il Paese deve ritrovare se stesso, il Governo Monti và sostenuto nel suo percorso e non c’è assolutamente bisogno di queste frammistioni elucubrative che  i vecchi capipartito scodellano  qua e là per il paese. I media stanno soffrendo e mordono il freno in attesa  dei decreti attuativi  per imbastire e sollecitare le reazioni dei partiti e delle diverse fazioni in agguato, comprese le parti sociali. Ma di tutto ciò il Paese non ha alcuna necessità.Se il Presidente Monti per correttezza costituzionale cerca il consenso, non lo fa solo per atto dovuto, ma sulla linea delle strategie e degli accordi di Strasburgo con i partner europei, perché queste sono le regole della buona democrazia. E ciò non significa che  gli “spettatori”, per anni incapaci di trovare una quadra che favorisse lo sviluppo o di proporre le necessarie riforme, si possano mettere  a piluccare sulle facili tribune plaudenti  ed avviare una  campagna elettorale, che viene ripresa dalla stampa assetata di novità con enfasi accattivanti e qualunquiste!  Non servono né i distinguo né le puntualizzazioni( che pena il dibattito in aula per la legge costituzionale di pareggio di bilancio),  ora occorre una buona dose di umiltà per apprezzare e far riconoscere  ciò che  gli incaricati di governare   saranno in grado di produrre nell’interesse del Paese. In sur place e con molto garbo le consultazioni sono state fatte, la regia ha  funzionato egregiamente, tutte le parti politiche sono state accontentate e se qualche sabavatura a sinistra può disturbare i frilli del centro destra o della lega, caso fatta capo ha! Il manuale Cencelli non  è riuscito perfettamente, rien ne va plus, ora è di rigore il silenzio, fino a che non si passa all’aula.  Purtroppo la politica ha disabituato i cittadini a ricevere un servizio nell’interesse comune, la maggior parte dei provvedimenti e delle misure  adottate dai vari governi non sempre sono state improntate al bene comune e all’equità sociale, la contrattazione partitica delle maggioranze in carica negli ultimi venti anni ha provocato dicotomie e sopraffazioni  lobbistiche che  hanno ingenerato ingiustizie e  distrutto via via  quel  necessario rapporto fiduciario fra la politica e il cittadino. Qui ha fatto capolino di tutto, la competenza e la tecnica, il familismo e l’alta finanza, la burocrazia statuale, le gerarchie, il baronato politico, accademico  e giurisdizionale  e finanche  i fiduciari socio-sindacali;  in tutta la sua schiettezza è il terminale vero della crisi della politica e dei partiti e non resta che prenderne atto! Non  serve  una campagna elettorale per mascherare questa realtà, né la finzione di recupero leghista, come sono inutili le finte filosofie vendoliane, le rassicurazioni  posdatate delle varie anime del PDL e del PD e neppure il camaleontismo carismatico dei cercatori terzopolisti. Ad una seria azione di governo dovrebbe corrispondere un serrata e  coerente  rigenerazione dell’organizzazione e del personale  politico; aprire le porte alla gente, ai giovani, alle donne, richiedere curricula e disponibilità, offrire democrazia, partecipazione e formazione politica, garantire la fine delle caste, del carrierismo partitico, dei doppi incarichi, delle triple consulenze e così di seguito, questo l’imperativo nuovo  per i partiti. Sarebbe forse un modo avveduto per seguire attentamente gli avvenimenti e gli aiuti che ci vengono dall’Europa e  quanto il Governo sta per fare per superare la crisi.


lunedì 21 novembre 2011

CONTROLLO DEMOCRATICO

Bene, l’operazione Napolitano è andata felicemente in  porto, il nuovo Governo guidato dal Prof. Monti, sicuro di una robusta maggioranza parlamentare, dispiega le sue vele e si avvia  verso il mare aperto della politica italiana.  D’ora in avanti è nostro dovere aiutare il Professore nel suo difficile compito e seguirlo lungo quella che abbiamo chiamato la“fase straordinaria  nella quale vanno ricercate e inventate  tutte quelle misure finanziarie, economiche e di sviluppo, calibrate al bene comune e ai valori sociali,  che sterilizzino e tengano lontani i pericoli delle speculazioni europee ed internazionali e consolidino il ruolo dell’Italia in Europa”. Abbiamo anche sottolineato, in sintonia con quanto lo stesso Presidente ha poi confermato nelle sue dichiarazioni programmatiche , che a queste misure sono chiamate  a concorrere tutte le parti politiche e sociali; che  da qui ne va’ del loro futuro e  che gli elettori sapranno  e dovranno valutare le scelte che  via via saranno  fatte attraverso un severo controllo. Una serie di  responsabilità quindi attendono i cittadini: aiutare il Governo nel suo percorso e nelle sue scelte nella condivisione degli obiettivi e delle  finalità, concorrere con il consenso a queste scelte, esercitando il controllo democratico sui risultati, nonché  vigilando sulla attività dei partiti e delle parti sociali. Come dunque  esercitare questo diritto-dovere costituzionalmente previsto? E’ la grande sfida  a cui tutti siamo chiamati, ciascuno per la  sua piccola o grande parte  dovrà corrispondere non solo in termini di contributo materiale sopportando le eque misure che saranno adottate per riavviare lo sviluppo, ma anche  come presenza attiva pulsante democratica rivolta al cambiamento. Forse sarà possibile comprendere cosa è necessario fare per aiutare il paese ad uscire dalla crisi nella quale i mercati finanziari pare ci abbiano condotto ed apprezzare se le ragioni intessute in questi anni attraverso i media dalle nostre forze politiche erano legate a mere contrapposizioni strumentali per detenere o ribaltare i risultati delle ultime elezioni o se la necessità virtù ideata dal Colle sia stata la vera salvezza del nostro Paese. E’ un cammino interessante da percorrere, che  merita  in ogni caso di essere vissuto  nella speranza di ridare  cuore e animo alla politica, fiducia ai cittadini ed alle nuove generazioni. Il Paese deve poter ritrovare se stesso, riprendere i suoi valori fondamentali, il proprio vissuto e le sue tradizioni di creatività, genio, arte e cultura  attraverso i quali siamo diventati grandi nel mondo. Riprendere il senso  della storia, della famiglia, di paese unito nelle sue municipalità, ancorché sia più reale che mai il distacco e la dicotomia dell’area meridionale, della quale necessita parlare con maggior merito. Ognuno deve riflettere su cosa fare. Un uomo politico   italiano che apprezzo  disse non molto tempo fa: “non mi illudo che, attraverso questa strada, sapremo richiamare l’attenzione popolare, ma quantomeno avremo sollecitato una presenza critica di quanti (pochi o tanti che siano) frequentando il blog vogliono mettere la loro intelligenza al servizio dei problemi veri del Paese. Magari …… affermeremo uno stile”.

domenica 13 novembre 2011

GOVERNO FIDUCIARIO

Non vorrei che si equivocasse, ma nella attuale fase politica un “ Governo fiduciario” non coincide esattamente con quanto normalmente si intende per fiduciario nel campo del diritto e dell’economia. Il rapporto di fiducia che scaturisce dalla meditata e apprezzata nomina del Prof. Mario Monti a Senatore a vita da parte del Presidente Napolitano, allo stato delle cose dovrebbe avere una valenza che và al di là del contratto e del patrimonio. Perché oltre a quella dei cittadini, che in questo momento, contrariamente a quanto potrebbe sembrare aguzzano la massima attenzione, il Presidente del Consiglio designato, deve richiedere e raccogliere la fiducia di tutte le parti politiche presenti nel paese, siano esse di maggioranza che di opposizione. Tutti devono poter confidare senza riserve nel Governo che dovrà nascere e quindi “il chiamato” a traghettare la crisi, non solo deve essere all’altezza del compito, ma deve poter contare sull’apporto di chi lui stesso per primo ritiene utile e necessario per poter raggiungere il mandato ricevuto, ma dovrà essere accompagnato dal consenso costante e sicuro delle forze politiche presenti in parlamento. E’ evidentemente una fase straordinaria nella quale vanno ricercate e inventate tutte quelle misure finanziarie, economiche e di sviluppo, calibrate al bene comune e ai valori sociali che sterilizzino e tengano lontani i pericoli delle speculazioni europee ed internazionali e consolidino il ruolo dell’Italia in Europa. Ovviamente a queste misure sono chiamate a concorrere tutte le parti politiche e sociali, e da qui ne và il loro futuro, che gli elettori sapranno e dovranno valutare attraverso un severo controllo delle scelte. Abbiamo detto che “la politica è arte di governo e impegno di servizio”, bene in questo momento i cittadini sono chiamati a svolgere un servizio importante per il bene comune e per il Paese; agevolare le scelte necessarie per uscire dalla crisi, vigilare responsabilmente sulle azioni e i comportamenti delle forze politiche e sociali e concorrere in maniera ragionata e attiva al rinnovamento della classe politica che ci condotto a questa situazione. Ma affinché queste non rimangano semplici affermazioni va’ riproposto l’invito a dare un forte contributo di credibilità e di sostegno diretto della società civile alla politica. Realizzare innanzitutto un luogo di incontro culturale dove i cittadini che desiderano partecipare alla vita del proprio paese e contribuire alla scelte necessarie per favorirne la crescita e lo sviluppo, affrontino, dibattono e studino, i temi e le problematiche dell’Alta Politica e della Buona Amministrazione. Un luogo di dialogo e di confronto, un “Osservatorio” insomma, in cui in un sereno clima di consapevole responsabilità e spirito costruttivo, ci si proponga l’obiettivo di far crescere nei cittadini, uomini e donne, ma soprattutto nelle nuove generazioni, la cultura dei valori etici e del bene comune per la partecipazione ad una azione politica basata sui principi di libertà, solidarietà, democrazia, laicità e giustizia, rispetto e salvaguardia dei valori della dignità umana, della vita e della famiglia.

lunedì 7 novembre 2011

CREDIBILITA’

Questo è il vero dilemma della attuale fase politica.  E non credo che sia sufficiente un  Governo tecnico o di unità e/o responsabilità nazionale per dare respiro alla fine  legislatura, a meno che questo promani dalla Presidenza della Repubblica su delega incondizionata di tutte le forze politiche presenti nel Paese e finalizzata esclusivamente a  dare attuazione agli impegni comunitari, per mettere in sicurezza lo squilibrio debitorio e attuare le riforme messe in campo con le manovre fin qui approvate, compresa la riforma del fisco. In sostanza  onere del Presidente della Repubblica sarebbe quello di ottenere il consenso del Parlamento per nominare un “Governo Fiduciario” che, nello spirito di quanto ipotizzato dal cittadino Giuliano Melani da Pistoia, faccia riappropriare al popolo italiano l’orgoglio di  rilanciare il paese verso lo sviluppo, in base a misure coraggiose, ma necessarie garantite dalla nostra Costituzione. Al momento non c’è infatti nessuna maggioranza possibile che autonomamente possa dare fiducia e credibilità. Ciò che l’opposizione addebita a Berlusconi, al di là delle amenità e carenze di carattere personale e privato, può essere ribaltato con angoscia e altrettanta preoccupazione sulle altre aggregazioni in campo. Basta osservare il PD, che blatera  in piazza l’unità contingente, ma non accetta le scomode innovazioni di Renzi, per finire con il Terzo Polo, che avendo fatto finta di passare per il Centro, spargendo speranze di cambiamento e aspettative di moralità, in realtà ripropone la rielaborazione di una Casta  ormai decotta. Tutti hanno lo stesso comune denominatore; sono protesi con qualsiasi mezzo al potere,  ad assicurare la prosecuzione  del mandato e la promessa di una prossima candidatura. L’avvilente passaggio da una casacca all’altra mascherata come scelta, riducono la politica a mercimonio e incrinano la credibilità  negli uomini e la fiducia nelle istituzioni.
La politica è arte di governo e impegno di servizio e gli attuali partiti non sono  dotati delle regole e organismi finalizzate a questi obiettivi, né chi  si dedica alla politica riceve o è portatore di una qualche cultura amministrativa o di governo; sono piuttosto  semplici o complesse aggregazioni ideate da personaggi dotati di intelligente loquela e spregiudicata  intraprendenza per la gestione dei voti, delle tessere, dei favori e dei conseguenti finanziamenti pubblici. Sarebbe auspicabile un forte contributo di credibilità, un sostegno diretto della società civile alla  politica, bisognerebbe realizzare un luogo di incontro culturale  dove i cittadini  che desiderano partecipare alla vita del proprio   paese  e   contribuire alla scelte  necessarie  per favorirne la crescita e lo sviluppo,  affrontino, dibattono e studino, i temi e le problematiche dell’Alta Politica e della Buona Amministrazione.

giovedì 20 ottobre 2011

OSCAR PER IL BILANCIO

 La notizie è comparsa anche sulla Nuova, ed è lodevole che il Comune di Sassari abbia vinto l’Oscar di bilancio nella sezione dedicata ai Comuni Capoluogo di provincia . Il Bilancio predisposto ed approvato dal  Comune  è stato apprezzato dalla apposita giuria in quanto può offrire” una descrizione adeguata dei principali aspetti finanziari della gestione e dei suoi risultati”  ed è degno di nota  per “l’aggiornamento sullo stato di attuazione delle linee programmatiche 2005-2010”.   Per il cittadino comune naturalmente la problematica può sembrare  tecnicistica,  anche perché il cittadino non è stato sollecitato a  leggere e quindi a venire a  conoscenza delle risultanze finanziarie e di gestione  che compongono il bilancio della città. Ma in realtà  dal punto di vista   amministrativo e politico la  segnalazione ha  una rilevanza degna di attenzione in quanto denota la presenza di una rinnovata cultura alternativa nell’attività amministrativa che si  fonda  sulla responsabilità di comportamento e del risultato, che  dovrebbe condurre  ad una gestione efficiente dell’Ente in coerenza con i bisogni della collettività. Ciò significa che all’interno della struttura comunale si  è evoluta la collaborazione e si è instaurato un cambiamento nei rapporti fra dirigenti politici e dirigenti tecnico –amministrativi , quadri intermedi ed operatori, che evidentemente hanno favorito degli atteggiamenti sinergici  collaborativi e di controllo  finalizzati al miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza  per  il raggiungimento dei risultati. Sembra pertanto coeente l’osservazione dell’On. Bruno Tabacci, Assessore al Bilancio del Comune di Milano, che assegnando il premio ha rilevato che “anche in una stagione di grave  crisi della politica a tutti i livelli, è possibile  un governo efficace degli enti locali”. Non sembra invece del tutto scontato né palpabile lo sforzo che le Amministrazioni dovrebbero fare  nell’utilizzare lo strumento contabile Bilancio, per comunicare in modo completo  ed efficace. per alimentare relazioni nuove e forti con i cittadini. Valore primario infatti nel governo dell’ente pubblico, pur mantenendo gli aspetti  della legalità istituzionale   è quello di coinvolgere gradualmente non solo l’apparato interno dell’amministrazione ma tutta la collettività. E’ auspicabile  dunque  che sia il percorso da intraprendere  per ridare alla politica nuova linfa e vitalità e per coinvolgere i giovani nella Buona Amministrazione  del bene comune.

lunedì 17 ottobre 2011

Il SOLITO MAZZO DI CARTE

Nei quotidiani locali da qualche settimana vengono evidenziate diverse notizie politiche sulle iniziative relative all’attività dei partiti. Nuovi tesseramenti, convegni, tavole rotonde, costituzione di aggregazioni, circoli, sezioni, insomma ferve una intensa preparazione di evoluzione e posizionamento funzionale all’eventuale caduta del Governo auspicata dalle forze di opposizione, alle eventuali elezioni anticipate o alla partecipazione al prossimo turno delle amministrative.
La metodologia purtroppo è la stessa di sempre, qualcuno che crede di godere di una leadership personale perché ha raccolto un manipolo di consensi, pensa con il suo tesoretto di fare un nuovo partito, come hanno fatto SEL, FLI,API e tanti ancora. Altri cercano di sistemarsi in nuove o vecchie aggregazioni personalizzate da questo o quell’altro capo corrente, ma sostanzialmente la musica è sempre la stessa; si mischia il mazzo delle carte che, comunque ridisposte, rimangono sempre le stesse, cioè in realtà sembra di partecipare ad un gioco nuovo ma la casta rimane la stessa. Ne più e nemmeno di quanto è avvenuto nel rimaneggiamento della attuale maggioranza e di quanto sta avvenendo in Parlamento e nelle segrete conviviali di coordinamento allestite all’impronta, negli alberghi e nei ristoranti romani. Una grande operazione di riciclaggio per rinnovare le candidature e l’eventuale rielezione, mescolare il mazzo di carte e presentare un mazzo nuovo con le carte vecchie. Naturalmente siccome l’esempio viene dall’alto, anche in periferia i gregari si attrezzano e inventano prove di novità: tavole rotonde, sale convegni e riunioni dove si incontrano personaggi che stavano a destra poi a sinistra, poi ancora a destra, assessori, consiglieri, sindaci riciclati e vecchi porta borse che teorizzano per un nuovo centro sinistra per le primarie, un nuovo centro destra per i nuovi centri destra; finanche il Terzo Polo, che aveva promesso di innovare l'agire poltico e fare una politica di garanzia e servizio per il cittadino e per il bene comune, si ricicla e fa finta di cambiare le carte.
Come si possono attrarre i giovani alla politica, i professionisti, gli uomini di cultura, la società civile, continuando a girare le solite carte facendo finta di cambiare gioco?
Il Paese chiede responsabilità, lavoro, sviluppo, certezza del diritto e sereno vivere civile; chissà quando i partiti daranno un segnale di discontinuità e cominceranno a ricreare un sistema di larga partecipazione dei cittadini, dove la politica, l’amministrazione ed il controllo democratico rappresentino un momento alto di servizio da dare al proprio paese!

PARLIAMO DI POLITICA

E’ vero che la politica attraversa un momento di profonda crisi? Sono anni che nel nostro paese i giovani assistono al decadimento morale, al deteriorarsi dei costumi e dell’agire politico. Le forze più sane della società civile sperano nel richiamo di coscienza degli intellettuali, delle classi dirigenti e professionali, per liberare il nostro paese dalla casta politico amministrativo radicata nei partiti e nelle istituzioni. L’auspicio è ridare voce ai cittadini nella legittima scelta dei propri rappresentanti e riprendere il cammino consapevole della democrazia, dello sviluppo e del bene comune.
E’utile quindi avviare questo blog in cui “parliamo di politica”; un luogo di incontro culturale dove i cittadini che desiderano partecipare alla vita del proprio paese possano contribuire alla scelte necessarie per favorirne la crescita e lo sviluppo. E’ il luogo in cui con franchezza e serenità si possono affrontare, dibattere e studiare, i temi e le problematiche dell’Alta Politica e della Buona Amministrazione. Può essere un modo per sentirsi utili e rispondere ai tanti piccoli e grandi bisogni che gravano sulle nostre comunità, inesorabilmente integrate in questo piccolo meraviglioso mondo globalizzato. Un modo semplice per stare vicini ai giovani e ridare fiducia al paese che hanno bisogno di credere nella responsabilità, nella politica, nella democrazia e nella coesione sociale. Per quanto mi riguarda voglio farlo per esercizio di servizio e carità, non come impegno personale diretto, ma per contribuire a dare cuore, anima e sostegno al cambiamento dell’agire politico, anche cercando di dialogare segnalando questioni politiche, economiche e sociali di attualità, a mio avviso, degne di essere discusse.

sabato 23 maggio 2009

UN GRANDE DISAGIO DI NATURA ISTITUZIONALE



Riportiamo dal blog l’intervento alla Camera del 19 maggio 2009  dell’On.Bruno Tabacci sulle
” motivazioni della sentenza di condanna dell'avvocato Mills e la necessità che il premier risponda più che in Parlamento nelle sedi appropriate”


Signor Presidente, in situazioni come questa è difficile prendere la parola senza manifestare un grande disagio di natura istituzionale. Credo che si possa fare tutto fuorché buttarla in politica. Credo che il Presidente del Consiglio possa anche venire a riferire in Parlamento, ma non è questa la sede nella quale deve affrontare il giudizio che lo riguarda. È chiaro, infatti, che quella sentenza fa riferimento a delle responsabilità non trasferibili ad altri. Poiché è capitato in un passato neppure tanto lontano a molti di noi di dover rispondere e avendo accettato in quella stagione così delicata di difenderci nei processi, il Presidente Berlusconi accetti il ruolo della magistratura che è autonomo rispetto alla politica e ne assuma per intero tutte le conseguenze. Questo è il punto.
Comunque, non credo che un Capo di Governo possa tenersi sulle spalle un'accusa di questa portata (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro, Partito Democratico e Italia dei Valori).

A nostro avviso:

Il maggior disagio è quello dei cittadini che devono continuare a subire passivamente su tutte le reti televisive e sulla stampa quotidiana, informazioni gratuite sui fatti privati e sulle vicende processuali del Premier che non solo  allontanano i cittadini dalla politica, ma spingono gli elettori ad  una maggiore astensione.
Né si può dire che siano illuminanti o politicamente proficue le boutade del giovane Franceschini  o i  ruspanti contrasti verbali del rustico Di Pietro!
“Ozu pérdidu” diceva  un vecchio adagio logudorese.

 23 maggio 2009

domenica 26 aprile 2009

I FRUTTI DI UN ANNO DI LAVORO


Dall’ultimo post di Tabacci del  21 Aprile 2009, “I frutti di un anno di lavoro e un invito a sostenere candidati come Enrico Marcora a Milano in vista delle amministrative”, volgiamo cogliere alcuni passi significativi per la riflessione dei nostri lettori.

Non solo per dare atto all’amico Tabacci della coerenza e  della forza del suo impegno, che abbiamo molto testardamente condiviso con lui, ma perché i suoi  assunti rappresentano oggi l’unica vera alternativa nel disastrato panorama politico italiano. Chi segue questo Blog e quello dell’On.Tabacci  ha certamente capito che  anche dopo le  elezioni svolte in Sardegna la politica nazionale e locale è scivolata in un precipizio bipartitico dal tratto indefinibile, del quale è superflua ogni analisi, a meno che non si voglia riflettere su quella fatta dal PD a Cagliari…!  Siamo al monologare propagandistico direttoriale. Dinanzi ad una così  orchestrata personalizzazione gradata al morbido impatto  nella successione al Colle, il confronto politico non consente particolari stimoli di crescita. Tutto è contrapposto e lontano dal cittadino medio che fa lo spettatore e che  a volte si diverte  delle schermaglie mediatiche propinate dai mass media quotidianamente.  E’ utile perciò pensare a questa entità politica nuova in cui si possa realizzare il sogno a cui ci ha invitati Tabacci per difendere i veri valori democratici  e spendere ogni sforzo per  ricostituire un luogo di impegno alto in cui responsabilità, libertà, giustizia  e  sviluppo  si possano coniugare con rigore nella ricerca del bene comune.
Infatti osserva  giustamente Tabacci: “Per il Centro dunque si aprono prospettive molto interessanti ed importanti, come dimostrano tutti i sondaggi degli ultimi mesi e gli stessi risultati elettorali delle varie competizioni amministrative che si sono succedute dallo scorso novembre in poi.
Quasi tutti voi vi siete resi conto che anche l’Unione di Centro non è più e non può più essere il partito di prima e difatti si è avviato verso lo scioglimento in vista della nascita di un nuovo soggetto.
Nel frattempo, come ci era stato facile prevedere, anche l’Udc ha cambiato profondamente pelle. Non è più un partito nostalgico della vecchia alleanza con Berlusconi, ha perso quasi tutta la classe dirigente che si nutriva dello schema della Casa della Libertà ed ha visto entrare sia a livello dirigenziale che, ed è quel che più conta a mio avviso, sempre, a livello di elettorato persone nuove, che andando a costituirne l’ossatura nei prossimi mesi inevitabilmente ne condizioneranno la linea politica rendendola sempre più sicura e stabile.
Peraltro non possiamo non riconoscere che lo stesso lavoro impostato in questi mesi da Pier Ferdinando Casini si muove con decisione nella direzione giusta”.

Crediamo quindi che sia veramente giunto il momento di iniziare a costruire  questa “ nuova casa”, come qualcuno ha detto: ”mattone per mattone”  e ben vengano le iniziative e le scelte di uomini validi  al di fuori  della politica e degli interessi di casta. Perciò vi sollecitiamo a segnalare agli amici di Milano il candidato che ci suggerisce Tabacci:

“Sto parlando di Enrico Marcora, che sabato scorso con il mio sostegno e quello di Casini ha lanciato a Milano la sua candidatura alla presidenza della Provincia di Milano per l’Unione di Centro. Marcora, che personalmente è un amico e che mi ha sempre seguito con grande attenzione negli ultimi anni, rappresenta un esempio importante di quella società civile che in questi anni è stata tagliata fuori dalla politica perché portatrice di valori diversi dalla furbizia imperante, e che ora ha deciso di mettersi in gioco in prima persona per riportare invece al centro valori come la serietà, la responsabilità e la cura dell’interesse generale”.

domenica 15 febbraio 2009

LA CAMPAGNA ELETTORALE


Come si dice :qui le chiacchiere stanno a zero. La campagna elettorale è aspra e difficile e gli lettori sono maturi  e sanno quel che fare.  Soru sarà votato dai sardi  per quel che ha fatto in questi anni e per come lo ha fatto. Capellacci  e gli altri che lo insidiano, saranno votati per quello che promettono di fare.  E’ inutile cercare le streghe e  rievocare pregiudizi  intellettuali; ognuno raccoglie quel che semina.  I cattolici conoscono il Vangelo, sanno anche porgere l’altra guancia , ma chi è senza peccato scagli la prima pietra. Soru raccoglierà dove ha seminato: nelle pianure dei campidani, nel cagliaritano opulento e forse anche grazie all’interessato sostegno di Veltroni. Ma ricorda i difficili e aspri territori del Goceano, del Marghine, della Planargia  delle Nurre  e del Meilogu? Palghe abbandonate, ricche di valori preziosi, forse sconosciute e  lontane, che non si lasciano certo conquistare da una visita pastorale, anche se  simulata incolpevolmente da una  presenza di governo. Non sembra coerente addossare sul povero Pastore d’anime, pur sempre uomo e a volte poco prudente, le possibili sconfitte elettorali di centrodestra o di centrosinistra; per gli elettori sardi non possono bastare le visite  e le barzellette, come non  servono le evocazioni filosofiche  e storico politiche  per valorizzare o difendere  una certa sardità caratteriale. Siamo nella nuova  era della condivisione delle responsabilità, per la eliminazione delle caste e della politica al servizio del bene comune.
Anche il conflitto sociale ha fatto il suo tempo e sbaglia a nostro avviso la CGIL di Epifani a radicalizzare i vecchi sistemi di potere, il percorso unitario andava difeso sulla via delle future generazioni e del cambiamento; ascoltare la vecchia conservazione per lacerare il mondo del lavoro, non è cosa buona e giusta. Ma ognuno si assume la responsabilità delle proprie scelte, saranno i lavoratori a  valutare e riconoscere! E gli elettori a votare.
 postato il 15/2/2009

giovedì 15 gennaio 2009

IN SARDEGNA SI VA’AL VOTO


I nostri lettori certamente si chiedono  come mai non  facciamo proseliti né ci affrettiamo  per  costituire quella forza di Centro ormai indispensabile e essenziale anche nelle nostra regione nella fase elettorale che abbiamo alle porte.
In realtà poiché il movimento sia a livello locale  che a livello nazionale si colloca AL CENTRO (è e vuole essere portatore di idee moderate e centriste), è opportuno anche in Sardegna, come hanno suggerito gli amici del Veneto, in questa prima fase delle elezioni amministrative essere riconoscibili come forza moderata di centro e quindi inconciliabile con la partecipazione a candidature non condivise, secondo i metodi e le prospettive che si vanno profilando e che  hanno preso forma negli ultimi giorni. Sarebbe auspicabile piuttosto l’emergere di eventuali  liste civiche centriste che aggregando persone  ed espressioni della società civile, movimenti laici e cattolici, possano portare vantaggio al necessario obbiettivo di cambiare radicalmente il rapporto  dei  cittadini con l’amministrazione e con la politica.
Al momento manca una analisi seria delle ragioni per le quali  un cittadino  deve dare il proprio consenso alle forze politiche che fino ad ora hanno  dato vita al governo e animato la politica  della Regione. Nei fatti non basta  chiedere il voto agli elettori  per  continuare  o cambiare un impegno politico. Questo è solo uno slogan pubblicitario che serve a  catalizzare le masse con l’effetto   trascinamento.  Né alla luce delle esperienze ci si può affidare a sole individualità. La democrazia è un bene irrinunciabile; chi non la sa coltivare a favore del bene comune e non la sa  praticare  nelle sue regole al di sopra degli interessi  individuali o di parte, farebbe bene a  lasciare il passo o cambiare mestiere. Il governo della regione nella legislatura appena interrotta si è caratterizzata per  una presenza forte che lo stesso Governatore Soru ha  qualificato in uno spot come  “ testarda, introversa, orgogliosa e sarda”.  Si potrebbe aggiungere  “ incontrastata, dequalificata, offesa e dileggiata.
Incontrastata  dall’opposizione che non ha mai opposto serie ragioni   e validi motivi per modificare  o integrare le varie questioni di interesse generale trattate. Dequalificata sia dall’opposizione che dalla stessa maggioranza, per le contraddizioni e  le inutili  pregiudiziali  proposte sulle peculiari materie di interesse generale trattate. Offesa dagli speciosi conflitti e contrasti  seguiti e commentati dai media e finiti inopportunamente nelle mani della magistratura locale. Dileggiata dal cittadino benpensante  e attento che  è costretto a ridere per non pingere, di questa classe dirigente che gli è stata imposta dalle Segreterie dei partiti  unipersonali e stereotipati che erodono, si spera ancora per poco, la buona fede e il responsabile dovere civico  del cittadino elettore.
Ma poiché la politica è la più alta delle arti  e la Sardegna deve sperare che non si continui nelle  basse astuzie e nelle  insulse prevaricazioni dei carrieristi della politica, occorre costruire al più presto una nuova forza di CENTRO  che sia  quella ”stella polare” del cittadino semplice, onesto, che con  il lavoro e nella famiglia  desidera esprimere se stesso per contribuire al bene comune. Di quel  cittadino che  vuole pensare alla politica come espressione del suo essere presente con la semplicità e con il sorriso alla realtà in cui vive,  nella quale crescono i suoi figli ed in cui si incrociano gli interessi dei più deboli che meritano rispetto e protezione sociale. Occorre per realizzare una politica sospinta dalla presenza dai tanti giovani che credono nella coerenza dei loro comportamenti, che guardano con fiducia al domani e confidano nella nostra responsabilità  e nel nostro senso di giustizia. Bisogna perciò partecipare alla cosa pubblica e contribuire al bene comune al  servizio dei cittadini;  fare ciò  significa essere chiamati con il voto nel rispetto delle regole dettate dalla Costituzione ad un dovere civico  alto e impegnativo del quale la società deve essere grata perché finalizzato alla crescita ed allo sviluppo del nostro territorio.  Avere una forza di Centro  oggi significa mettere insieme uomini e donne che meritino questa gratitudine e  questo rispetto;  e per ricordare  ancora l’On. Bruno Tabacci :” Non si chiede di farlo per noi o per voi. Si chiede di farlo se condividiamo l’idea di una politica nuova e partecipata, di un impegno civile diffuso e disinteressato. Si chiede di farlo per lasciare qualcosa alle future generazioni e per offrire un gesto d’amore al nostro Paese”.

Postato il 15 gennaio 2009 sul Bolg  Http://www.larosaperlasardegna.org - Sito realizzato da Giorgio Pes -