martedì 28 agosto 2012

… su CENTRO e dei CATTOLICI


Anche se questo blog ha le carte in regola per vantare una primogenitura su quella che viene oggi invocata per la nascita di una grande formazione popolare, necessitata dal fallimento dei populismi di destra e di sinistra della Seconda Repubblica, l’occasione per contribuire al dibattito ed alla  sua elaborazione, è ghiotta e di grande utilità.
Va’ perciò apprezzato sia il documento “originale” che la lettera  dei promotori, pubblicata e più volte ripresa sul Corriere della Sera, alla quale in particolare vogliamo fare riferimento, partendo dall’assunto della comprensibile esigenza che da “subito occorre lavorare ad un programma credibile nel quale si incrociano quelle reti territoriali di volontari e associati, provenienti dalla società civile”.  
Prescindendo dal programma, che in questa fase non può che essere uno stereotipo ad usum delfini   che riesuma le lacune dei passati  governi  ed assume l’operatività dell’Agenda Monti, e annotando  gli interessati richiami ai valori degasperiani riecheggianti nell’ultima settimana, ciò che più interessa è l’intenzione propositiva dei promotori sulla “la necessità di riattivare meccanismi di mobilità sociale…per includere quei milioni di donne e di uomini  e giovani esclusi dalla vita economica”….e non  reclutando due o tre  personalità della società civile…ma per cambiare in profondità, in primo luogo sul territorio e poi nella rappresentanza politica”.
Abbiamo valuto trascrivere  quasi per intero questi concetti fondativi perché da essi si generano  ed innescano  le maggiori frizioni e paure  presenti all’interno degli attuali partiti. In forza della partecipazione delle forze  sociali, per una ricercata presenza di rappresentanze della società civile,  nonché per l’allargamento ed il coinvolgimento dei cattolici nella vita  politica. Sui sindacati, in languore di visibilità e alla ricerca di un qualunque  patto sociale, che nonostante il dibattito ed il confronto dei dati sulla laboriosità e produttività con gli altri lavoratori europei, continuano imperterriti a blaterare in cerca di protagonismo, abbiamo già detto nel   post  precedente; emerge quindi la grande questione della partecipazione dei cattolici e delle varie aggregazioni nel nuovo millennio.
Laici e cattolici, volontariato, cose bianche, cose rosa, partito  dei cattolici, richiami della CEI,  richiami del Papa, richiami dei Vescovi, congresso di CL, unioni di fatto,  Dico,  matrimoni gay e così via! Certamente non è questo il tempo di  Partito dei Cattolici! né di rinascita della vecchia DC, né per continuare a praticare l’incompresa carità cristiana, o il mormorio di quei cattolici che sapendo di essere già posizionati nelle future liste elettorali, fanno melina evocando la dottrina sociale della chiesa.  La questione oggi va’ affrontata con serietà e carisma politico e soprattutto all’interno di un rigoroso percorso di principi e valori. “L’ispirazione cristiana, recita un documento del Concilio Vaticano II, richiede  che l’attività politica sia vissuta non come ricerca dei propri interessi, ma come servizio della comunità civile e come esercizio di carità, e quindi con profondo senso di responsabilità, con dedizione , sacrificio personale e soprattutto con profonda onestà”*. 
Non è quindi corretto prescindere da una attenta valutazione dell’attuale rapporto con la politica, oggi completamente avulso dall’amore di patria e da quello spirito del servire nel fedele adempimento dei doveri civici che deve animare la attività pubblica. C’è un distacco culturale e  valoriale che va’ assolutamente  colmato e trasmesso soprattutto ai più giovani, quale precondizione per affrontare un reale cambiamento.  E’ importante  ricreare l’interesse nei cittadini per un controllo sociale dell’azione politica previsto dalla costituzione e per il proprio territorio, per “conoscerne la storicità attraverso una sua corretta lettura”, riappropriandosi dei costumi e delle  tradizioni di ogni comunità, creando le premesse e le condizioni affinché i cattolici si sentano obbligati a promuovere la crescita del paese ed a far valere il peso dello loro opinione in maniera tale che il potere civile venga esercitato secondo giustizia e le leggi corrispondano ai precetti morali ed al bene comune. Bisogna insomma poter offrire al cittadino attraverso la scuola, l’università, gli intellettuali, il mondo della cultura, delle professioni e dei partiti, i meccanismi di  mobilità sociale, che lo stesso Governo Monti potrebbe utilmente promuovere legislativamente.  Pensando in particolare al riassetto degli ambiti provinciali e considerando l’aumento della forbice nel ritardo dello sviluppo  fra alcune aree del paese, divenuto improcrastinabile e ormai colpevole nel contesto della nuova politica europea. Insomma  se il cristiano è chiamato a riconoscere il segno dei tempi, “senza paura”, deve essere egli stesso capace di essere un segno.  Lievito e sale, per diventare protagonista del tempo presente e il costruttore di  una nuova realtà:  “pur senza farsi illusioni, dicendo “pane al pane e vino al vino”, cercando sempre di fare una lettura profetica degli avvenimenti che si trova a vivere  e di realizzare tutto quello che è buono, bello, giusto, vero , onesto…da qualunque parte venga.”*Perché,al di là del malcostume e dispregio di chi  fin qui la esercita e dirige:  “la politica è una maniera esigente, benché non  l’unica, di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri”*, per cui vale la pena scoprirla e dare un contributo per liberarla dalla corruzione e dal degrado, nella consapevolezza che servire le comunità nelle quali si vive non solo crea interesse e speranza, ma  esorta a credere profondamente in un  cambiamento oggi non più rinviabile.

 *Conc.Vat.II. Apostolicam  actuositatem n.14, Priore P.Fiorenzo Fiorani,”Il Tempo del Cristiano”Omelia dic.2011,  Paolo VI ,Octogesima adveniens ,n.46.


Vedi: http://ubaldogerovasi.blogspot.com/2012/01/aiutiamo-la-politica.html?spref=bl



lunedì 13 agosto 2012

TABACCIPERLITALIA

Chi legge questo blog e seguiva negli anni scorsi quello della Rosaperlasardegna.org,  forse prova soddisfazione per la decisione dell’On. Tabacci di voler concorrere in prima persona al cambiamento della politica del nostro Paese. Molti che in passato hanno criticato alcune indecisioni che ne hanno  orientato e condizionato le scelte saranno rimasti sorpresi o perplessi per questa candidatura alle primarie di coalizione. Per chi ha seguito la Rosa Bianca fin da Montecatini con lo spirito di  innovare   la buona politica ed incidere anche sulle prospettive dell’area cattolico popolare e democratica, che si era dimostrata un po’ stretta negli schemi del Partito Democratico,  questa decisione, anche alla luce dell’esperienza del Comune di Milano,  sembrerà per certi versi liberatoria. Personalmente  l’apprezzo molto. E’ portatrice di una spinta al cambiamento, matura del rigore morale e intellettuale necessario per portare nella politica e nelle istituzioni un nuovo stile al servizio del bene comune.  Nasce, come Tabacci  stesso  afferma, sulla moderazione, sull’equilibrio e sul senso di responsabilità che potrebbe  rianimare tutte quelle aggregazioni  spontanee, sane ed appassionate che da tempo credono fermamente in una nuova forza al “centro” del panorama politico. Un punto di incontro fra le esperienze presenti nel mondo cattolico ed in quello laico che sentono doveroso  e urgente contribuire  sul  terreno della concretezza istituzionale,  a realizzare una forza rispettosa dei valori etici e morali che con il consenso popolare concorra  ad un futuro Governo possibile. Questa forza politica, come precisato da Tabacci, và oltre l’API e si colloca  verso sinistra fra il PD e SEL, all’interno del Partito Democratico Europeo, per contribuire a costruire un Governo di qualità, al di fuori dalle politiche della finanza, che prosegua sulla scia e nello stile dell’Agenda Monti, in cui dovere della politica è quello di orientare le scelte dei cittadini e non di inseguirne gli umori. Per la prima volta si  fa un po’ di chiarezza  sulle primarie e si capisce che l’”occasione” serve per avere un senso politico ed ottenere  delle indicazioni di volontà della maggioranza  potenziale per assumere la guida del Governo del paese, nel rispetto e secondo le regole della Costituzione. Il contenuto della Conferenza Stampa comunque merita attenzione e  proponiamo l’ascolto integrale (guarda il video).

giovedì 26 luglio 2012

FANNO I CONTI SENZA L’OSTE



Ci scusiamo con i nostri amici e con i quattro lettori che ci seguono, per la lunga e apparente distrazione dalle cose correnti. La “grande finanza” e le agenzie di rating ci hanno resi succubi dello spread e dello spauracchio della fine dell’euro. L’andamento della borsa  ormai alimenta  l’incubo quotidiano dell’uomo della strada che vive con terrore  l’erosione dei pochi spiccioli  riposti a tutela dell’incerto futuro. Nel frattempo i partiti navigano a vista nel qualunquismo di maniera, immersi in sinistri pensieri e mormorazioni di bottega, alla ricerca di generiche e spericolate ipotesi di rigenerazione, all’insegna del più furbo vince con o senza preferenze. In effetti dalle notizie apparse sui media più accreditati sembra che ognuno cerchi una sua quadra: Casini ha fatto un giro per l’Italia per “contattare” la società civile, la lega ha cambiato Segretario e diventa lo spazzacamino dei municipi padani; Fini ha scoperto che con mille persone per bene da mettere nelle liste si potrebbe  ottenere un buon risultato; Bersani che non ha vinto ma ha perso di meno, farà le primarie come vuole lui, si smarca di Renzi all’attacco, lascia la Bindi in difesa, spinge Vendola sull’ala e  Fassina  resta libero; i quindici intellettuali del PD, nel dubbio di candidatura certa, sono schizzati in avanti lungo una ossequiosa  linea programmatica di legislatura incondizionata al Prof. Monti; il PDL tiene libero Alfano, si dimena scomposto in attesa del geniale egocentrismo del Cavaliere orientato sul colle, mentre per via interna i seniores sono convinti che il meglio dell’esperienza politica sia salva soltanto con la partecipazione, insieme ad altri e in condizioni di pari dignità, ad un nuovo movimento liberaldemocratico, laico e cattolico.
C’è veramente di che riflettere! sembra proprio che tutti i rappresentati dei partiti attualmente in Parlamento, la tanto vituperata casta, stiano veramente pensando di rifare le regole: fare una buona legge elettorale, ridare agli lettori l’uso delle preferenze, rivedere gli emolumenti ed i rimborsi elettorali, insomma riorganizzare i partiti per evitare, come giustamente indicato dal presidente Napoliano, di dare fiato al populismo e all’antipolitica.

lunedì 11 giugno 2012

DAL CORRIERE DELLA DOMENICA


Molto stimolante ed riflessiva  la prima pagina del Corriere, sia nel fondo del direttore De Bortoli che nella rubrica di Aldo Grasso.  L’apprezzamento alle scelte del Governo sulle nomine e l’ennesima toppata dei partiti sulle Autority, non fanno che confermare il loro stato di crisi e l’incapacità assoluta di approfittare di una occasione ghiotta come questa  per avviare un percorso virtuoso da cui ripartire per recuperare il consenso popolare. La paura fa novanta e tutti i parlamentari esodandi, prima di cadere nell’anonimato, lucidano i distintivi e si affidano ai capi amici per catturare un posto al sole. Il Prof. Monti con una mossa magistrale degna dei prossimi futuri strali, ha  messo a segno le nomine della Rai, per sedare i mugugni dell’antipolitica e acquietare gli insulti di partigianeria e per distogliere l’attenzione del cittadino, affranto dal quotidiano, dalla pagliacciata dei curricula; ma alla casta non c’è limite! La Sardegna, che oggi và al voto, esulta; comunque  vengano ridisegnate le circoscrizioni, ha già  messo in sicurezza un posto per le prossime candidature. E già può vantare la nomina di un  ambito incarico alla presidenza della Autority  della privacy, “riservatissimo” e utilissimo   per le sorti e per lo sviluppo delle suggestive  aree interne dell’isola da cui provengono proprio i consensi dell’On. Antonello Soro.  Come ha  ben osservato Ferruccio De Bortoli  rimane il rimpianto per una “classe dirigente responsabile, preoccupata anche dell’interesse generale, come quella che nel Dopoguerra rese possibile il miracolo economico”;

martedì 5 giugno 2012

SOSTENERE IL GOVERNO MONTI


Insomma siamo arrivati al punto. Bisogna ricostruire una offerta politica credibile e di lunga prospettiva che riavvicini i cittadini alle istituzioni. I partiti tradizionali non riescono a rinnovarsi e inventano panzane per restare a galla, anziché esprimersi in maniera corretta e decisa sulle incompatibilità e  rimborso elettorale. La grande astensione e la paura grillina non sono stati sufficienti. Pensano agli incarichi compensativi locali e alle liste civiche per riciclarsi gabbando gli ingenui reclutati quà e là. Casini inventa un bel giro per l’Italia per sentire la società civile. Ma non c’è tanto da sentire, quello che c’era da dire il cittadino lo ha fatto capire alla ultime elezioni amministrative. Ora si tratta di prendere atto che non si possono più riciclare i  soliti noti e i vecchi professionisti delle caste  sindacal-partitiche. Se si vuole veramente rifondare un partito bisogna espellere i gravami  e coinvolgere la società civile chiamando persone di buona volontà e ”lavorare a una offerta politica nuova, costruita sul rigore, sull’etica, sulla moralità” come ha suggerito Bruno Tabacci. Su questo stesso Blog, al tempo della Rosa Bianca, avevo suggerito di richiedere agli aderenti, nella creazione  libera dei Comitati, di predisporre una  sorta di “curriculum-scheda” dal quale poter enucleare professionalità e  disponibilità utili all’agire politico, finalizzati al bene comune. Oggi  una simile iniziativa potrebbe essere realizzata da quei partiti che si vogliono veramente rifondare anche  con il concorso della rete, in Presidi territoriali di formazione etico-politica e di sviluppo, che lo stesso Governo Monti potrebbe favorire, nell’ambito di un progetto istituzionale rivolto alla conoscenza e diffusione dell’Europa comunitaria, partendo dal Comune.  Così come lo aveva sognato Sturzo, la vera base della vita civile, libero dalle ingerenze dello Stato, non ente burocratizzato con funzioni delegate, ma padrone e gestore delle proprie attività economiche, a cominciare dai servizi pubblici, autentica espressione di governo amministrativo locale.  Il cittadino di qualunque età può partecipare per arricchire le conoscenze amministrative e politico-isitituzionali, apprezzare l’offerta politica dei diversi partiti,  scegliere il  proprio impegno e quindi decidere di offrire un servizio a favore della propria comunità in maniera consapevole. I partiti si debbono spogliare delle incrostazioni e degli orpelli amicali di sostentamento, azzerare  gli incarichi  e/o gettoni, comitati, commissioni a libro paga, e rinnovare  ogni cosa democraticamente,  in base al merito e alle professionalità.

venerdì 4 maggio 2012

VOTARE ALLE AMMINISTRATIVE



Non bisogna lasciare la scheda bianca, ma barrare o segnare una X.  In assenza di preferenza, per rinnovare i partiti sarebbe utile esprimere  UN VOTO DI RAGIONATA ASTENSIONE che dalla scheda elettorale faccia rinascere la Buona Politica di questo paese.

sabato 28 aprile 2012

FINALMENTE SI SCOPRE IL GIOCO


“ Come dire: intanto ripigliamo in mano il gioco alle nostre condizioni, poi eventualmente penseremo a convincere l'ostaggio necessario a tenere buono il popolo”.

Condivisibile questa conclusione e l’analisi di Ernesto Galli della Loggia :Nuovi Scenari Antichi Riflessi sul Corriere di venerdì 27 aprile. Sono tesi che nel nostro blog abbiamo esposte nell’ultimo post  IL NUOVO CENTRO, che rappresentano il punto cruciale  del dramma politico vissuto dalla partitocrazia italiana.
 Il Presidente Napolitano difende giustamente l’indifendibile ma  a questo punto  sembra molto più opportuno non fare solo bottega ma favorire iniziative che concretamente servano a riportare fiducia e serenità nel mondo politico. Certamente non  servono le strumentalizzazioni  né i falsi oppositori, o le furbate referendarie dell’ultima ora, và favorita la reale partecipazione della società civile. Chi veramente vuole la prosecuzione e l’efficacia del Governo Monti deve avviare nel paese un serio confronto democratico sulle cose da fare  e rigenerare i partiti eliminando le persone-partito,  i padri-padroni, le caste, il malcostume, il malaffare e aprendo ai cittadini, ai giovani e a quanti veramente vogliono partecipare alla buona politica e al bene comune.

sabato 21 aprile 2012

IL NUOVO CENTRO

Il nuovo carro di Casini parte. Salite gente! Salite! … la casta  si riposiziona alla ricerca della continuità. Comincia un nuovo giro, il mazziere mescola le carte….. tanto il gioco è sempre lo stesso.
Ma è così che si rinnova la politica e si evita l'indifferenza e lo  sdegno sociale? Ricominciare  significa innovare nei metodi e negli uomini, spazzare via chi ha inquinato la vita democratica e l'attività pubblica, recidere gli interessi lobbistici  e localisti e chiamare la società civile al servizio della collettività e del bene comune. Senza moralizzazione e controllo democratico si  rischia il populismo e l'astensione.
Il Governo non và sorretto per scopi di parte e la fiducia in Parlamento non si può esprimere nella convenienza dei diversi interessi; và supportato il disegno complessivo dell'azione politica. La ricostruzione  e/o rilancio dei partiti non può passare nell'agogna mediatica della convenienza delle  azioni di Governo; chi ostacola il raggiungimento degli obiettivi e degli interessi nazionali và identificato nel  corretto confronto democratico, esposto alle proprie responsabilità e lasciato solo nell'esercizio dei propri interessi in conflitto.  Sarà la maturità sociale  a dover disitinguere le diverse posizioni ed operare  le scelte più opportune, utilizzando quegli strumenti  messi a disposizione del cittadino dalla nostra Costituzione.

Leggere http://ubaldogerovasi.blogspot.it/2011/11/credibilita.html

mercoledì 18 aprile 2012

COSTRUIAMO ALLORA QUESTA NUOVA OFFERTA POLITICA !

E' strano che a distanza di oltre due anni dalla stesura del documento proposto dai Coraggiosi per il Cambiamento ed il Buongoverno, che oggi più di allora interpreta il bisogno di rinnovamento della politica,i firmatari non abbiano ancora intrapreso delle iniziative concrete per venire incontro alla riforma del sistema e alla rifondazione e/o alla moralizzazione dei partiti. Un tarlo di personalismo individualistico corrode a tal punto il personale politico da limitare anche le più sensate intuizioni e le migliori intenzioni? Il Presidente Napolitano saggiamente esorta a non gettar via il bambino con l'acqua sporca, ma se la società civile non provvede a rendere tagibile l'immancabilità del cambiamento, la ricerca di un "Zaccagnini" diventa solo un diversivo per proseguire nella continuità. La casta và annientata sul campo, non  servono le dimostrazioni epurative  della Lega che accontentano le smanie padane, è necessaria una risposta popolare che estirpi la malapianta con il voto.
Un voto di ragionata astensione che dalla scheda elettorale faccia rinascere la Buona Politica di questo paese.

domenica 15 aprile 2012

PRIMA DI FARE NUOVE PROPOSTE

 Mi sembra utile rileggere ora questo documento pubblicato il 29 ottobre 2009


Cambiamento e Buongoverno (I coraggiosi)
L’Italia vive una stagione difficile. La crisi è superabile e non è impossibile unire la maggioranza degli italiani intorno alle decisioni che portino il Paese sulla strada giusta.

Ma la politica non ce la fa. La politica non è tutto: una società aperta, un’economia dinamica, istituzioni sane possono vivere anche quando la politica è in crisi. In Italia siamo nel mezzo di una Guerra dei Quindici Anni che si ostina a non finire; che, anzi, continua a radicalizzarsi e sta sfibrando le istituzioni, l’economia, il tessuto sociale. Senza la capacità della politica di guidare, mediare, unire, non saranno sufficienti l’impegno, gli sforzi, i sacrifici degli italiani che intraprendono, difendono la dignità del loro lavoro, tengono duro.

Occorre dire una verità: le due attuali parti contrapposte non ce la fanno. La destra ha un capo indiscusso (con un potere mediatico, economico e finanziario senza precedenti), una larga maggioranza in Parlamento, significativi consensi popolari; eppure, non riesce a realizzare le decisioni e le riforme necessarie. L’opposizione imperniata sul PD non ha un’originale cultura politica e non propone un’alternativa credibile. La risposta per il Paese non può venire dal populismo di destra, che è uno dei maggiori pericoli per le nostre società, in special modo nelle sue componenti xenofobe; né da una sinistra socialdemocratica, un’esperienza che ha un valore storico, ormai esaurito.

Occorre tirare le conseguenze da questa verità, se vogliamo realizzare una moderna democrazia dell’alternanza. Impegnarsi per non accrescere l’asprezza del conflitto: la maggioranza degli italiani non condivide che esso degeneri in disprezzo, confusione e inconcludenza. Ma non basta.

Occorre costruire una nuova offerta politica: c’è un largo spazio di opinione insoddisfatta e di potenziali consensi per chi sappia rappresentare in modo credibile l’interesse generale e organizzare le nuove opportunità del futuro. A questa larga parte dell’Italia va proposto un serio progetto politico democratico, liberale, popolare, di cambiamento e buongoverno.

Massimo Cacciari Giuliano da Empoli Lorenzo Dellai Linda Lanzillotta Vilma Mazzocco Roberto Mazzotta Andrea Mondello Francesco Rutelli Bruno Tabacci Elvio Ubaldi Giuseppe Vita

sabato 3 marzo 2012

IL BARICENTRO POLITICO ITALIANO

Tabacci  và oltre il terzo polo: questa  pare proprio la  più interessante novità di questi ultimi giorni nello stagnante panorama politico.
L’On. Bruno Tabacci, assessore esterno della Giunta Pisapia  del  Comune di Milano, riesce in un sol colpo a sganciarsi dall’equivoco Casini, dal borbottante Pezzotta e a dare un segnale forte all’API, che con Rutelli non  và da nessuna parte. Finalmente! era ora di abbandonare queste vetuste congerie e pensare con celerità a realizzare un nuovo “Baricentro della politica”  che gli italiani da tanto aspettano per il  rinnovamento del nostro paese e liberare la res pubblica dal castismo, lobbismo e carrierismo che hanno dissolto i partiti nazionali.
 La mossa è essenziale ed è  auspicabile che miri oltre il terzo polo.  Sarebbe folle continuare con le manovre che gli attuali partiti stanno conducendo nei congressi, nelle primarie e finte assemblee; scaramucce per fare iscrizioni di giovani bisognosi  e meno giovani speranzosi, per riposizionare  e riciclare sotto mentite spoglie i soliti noti ( vedi il post: Mediazioni e Consensi), e’ il vezzo del solito mazzo di carte che gira.
Bene hanno fatto a chiamare Prodi  per portare idee per Expo 2015, è il tempo di cercare  suggerimenti alti   per  realizzare al meglio tutto quanto può creare crescita e generare sviluppo. Tutte le Amministrazioni locali  dovrebbero imitarne l’esempio e provocare il concorso e la partecipazione della società civile, del mondo della cultura e delle professioni verso lo studio dei bisogni e lo sviluppo delle diverse realtà economiche.
Creare dei grandi serbatoi pensanti:  di persone per bene, manager  pubblici, imprenditori, tecnici delle diverse professioni, onesti artigiani, uomini politici, amministratori esperti, commercianti,  docenti, magistrati e  filosofi,  a disposizione dei sindaci per andare oltre il quotidiano, verso nuovi programmi e progetti,  per esaltare storia, economia, tradizioni, arte, cultura e generare nuove vie di  lavoro e di crescita.
Un baricentro politico di  uomini e donne, innamorate del proprio vissuto che rappresentano le vere identità locali, che vanno unite per generare il rinnovamento della politica e delle istituzioni, anche  secondo principi di sussidiarietà  che poi consentono alle istituzioni  di perseguire l’interesse generale insieme con i cittadini singoli  e associati, per creare, secondo il dettato costituzionale, quelle condizioni affinché  ciascuno possa realizzare se stesso ed esaltare  le proprie capacità  rivolte al bene comune. Pensiamoci e cerchiamo di dare a uomini come l’amico Tabacci  idee forti per  realizzare il Baricentro della Politica Italiana, oltre il terzo polo. 

lunedì 30 gennaio 2012

È TUTTO TREMENDAMENTE POLITICO!

I miei lettori non hanno risposto all’invito di dare una mano ai partiti per  migliorare la politica ed emarginare le caste. Forse hanno  ragione coloro che sostengono che la cultura, la piccola e media borghesia, gli  intellettuali guardano la politica dall’alto e  lasciano fare, per trincerarsi poi nell’astensione al momento del voto. 
E’ comprensibile che i partiti  attualmente in pista  abbiano generato del disgusto e d'altronde, il Governo Monti giorno dopo giorno  in questi due mesi, inconsapevolmente ha logorato questi  serbatoi lobbistico clientelari ad  immagine unipersonale. Ma questo è il meno che potesse capitare dopo anni di insulse diatribe, affari, clientele e strumentali contrapposizioni! L’attuale governo è stato chiamato ad una  repentina operazione di salvataggio del Paese ormai giunto ad un passo del fallimento nel quale le  irresponsabili campagne mediatiche e i conflitti di interesse lo avevano cacciato. Il sussulto illuminato del Presidente Napolitano ha  virato con destrezza il timone  di una barca  avviata a sicuro naufragio, ma nonostante lo  scampato pericolo le ciurme partitocratiche e sindacali,  apparentemente compatte, cercano ancora  di  imperversare cavalcando interessi particolari e proteste che, seppur legittime,  agli occhi del mondo diventano inutili. Destano sconforto e ilarità gli esponenti dei partiti  e delle parti sociali nei dibattiti televisivi nel confronto con i ministri tecnici; cercano di assumere mansueti atteggiamenti dottorali per suggerire o proporre  aggiustamenti alle  varie misure delle manovre nell’auspicio di trattenere consensi  che non ci sono più. Ciò che resta a questi partiti sono le intenzioni di voto sulle quali si dilettano i media, mentre i nuovi alleati o quelli  all’opposizione, imperterriti continuano nelle vecchie solfe e con gli stessi metodi a riposizionare nelle periferie alla testa dei  giovani e nuovi iscritti  raccogliticci, i rappresentanti delle caste locali, con buona pace del rinnovamento  e dell’impegno civile diffuso e disinteressato.
La politica è “arte di governo” e in questi ultimi due mesi  sia il Presidente della Repubblica che il Governo Monti stanno affrontando la più ardita e stringente azione politica  che abbia  mai impegnato il Parlamento negli ultimi decenni. Non bisogna  confondere le liberalizzazioni, la riforma del mercato del lavoro, la finanza, l’economia, lo sviluppo  e gli equilibri europei e internazionali come azioni tecniche  del Governo tecnico! Come ha sostenuto l’On. Tabacci  nelle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia sul decreto cosiddetto Milleproroghe: “Non vi è nulla di tecnico in tutto questo, è tutto tremendamente politico, anche se la recita a soggetto ci impedisce di chiamare le cose con il loro nome. Ma questa svolta è senza alternative, conviene percorrerla con dignitosa coerenza nell'interesse del Paese”.
Allora, è proprio il caso che la società civile resti in disparte?  Forse i più illuminati e lo stesso Governo Monti potrebbero incentivare nell’interesse generale nuove forme di partecipazione e di confronto, per rendere più alta la politica a servizio del bene comune  e del Paese.

domenica 22 gennaio 2012

AIUTIAMO LA POLITICA ?

Cari lettori ed  amici che seguono il blog. Da più parti sta maturando la consapevolezza che la crisi della politica, resa  più evidente con l’avvento del Governo Monti, sia parallela ad una più generale crisi dei partiti, dei sindacati e delle istituzioni e sia connessa  e discenda da un diffuso egoismo delle classi  borghesi e  professionali, unito al disinteresse degli intellettuali e al distacco degli uomini di cultura. Non vè dubbio che il compito di governare l’attuale passaggio istituzionale sia  particolarmente gravoso per l’esecutivo del Prof. Monti, non solo per le difficoltà legate ai  problemi di finanza internazionale e di  governo delle  nuove prospettive degli equilibri europei, ma in sede nazionale  per lo scatenarsi degli interessi socio economici particolaristici che i  decreti sulle liberalizzazioni possono determinare. Ne sono un esempio i tassisti, i farmacisti e così a seguire, che  corrispondono  ad altrettante istanze clientelari presenti nei diversi partiti, pronti ad acconsentire o meno  con il voto parlamentare alla corrispondenza degli egoismi rappresentati. I partiti a ben vedere dovrebbero approfittare di questo governo per manifestare la volontà di servire la nazione, non per tutelare gli interessi di parte come per il passato, ma smettere di litigare, interpretare le reali esigenze sociali e coadiuvare con saggezza  ed equità alla ricerca di quelle soluzioni di sviluppo e di crescita necessarie al paese. E se del caso integrarle con una azione di supporto ragionato alle misure  approntate dal governo, per rivalutare il ruolo dei partiti e delle parti sociali, che con i fatti dimostrino di abbandonare caste ed  egoismi particolari  per  favorire il cambiamento, il lavoro, la crescita  e la speranza nel bene comune. In questa direzione il cittadino responsabile non può restare assente, non si  può abbandonare  il destino dei giovani  all’ inettitudine dell’attuale classe  politica ed alla deriva del disinteresse e dell’astensionismo,  sarebbe auspicabile un apporto nuovo e concreto da parte della società civile e di quanti fino ad ora in buona fede hanno riposto la propria fiducia nei partiti e nelle istituzioni; un sussulto di orgoglio e l’impegno per contribuire concretamente alle attuali difficoltà del paese ed al suo necessario rinnovamento, che le attuali forze politiche da sole non sono certamente in grado di realizzare. Come già anticipato in uno dei post precedenti  si potrebbe pensare  ad un “Osservatorio di politica, amministrazione e sviluppo”. Un luogo di incontro culturale  dove i cittadini  che desiderano partecipare alla vita del proprio   paese  e   contribuire alla scelte  necessarie  per favorirne la crescita e lo sviluppo,  affrontano, dibattono e studiano, i temi e le problematiche dell’Alta Politica e della Buona Amministrazione. Attraverso il dialogo ed il confronto, in un sereno clima di consapevole responsabilità e spirito costruttivo,  con l’Osservatorio si propone l’obiettivo di far crescere nei cittadini, uomini e donne, ma soprattutto nelle nuove  generazioni, la cultura dei valori etici  e del bene comune per la partecipazione ad una  azione della politica basata sui  principi di libertà, solidarietà, democrazia, laicità e giustizia, rispetto e salvaguardia dei valori della dignità umana, della vita e della famiglia. Le  attività  culturali e  formative dell’Osservatorio, si  potrebbero snodare attraverso  indirizzi e  moduli : “dei valori”, “dell’etica”, “ delle responsabilità” e “ dello sviluppo” ed i processi di informazione e formazione potranno essere affidati a tutte quelle professionalità ( insegnanti, liberi professionisti, docenti, scienziati, teologi, tecnici, imprenditori e artigiani)  presenti nel nostro tessuto  sociale che condividendo lo spirito delle diverse iniziative  culturali, politiche e sociali, per chiamata,  aderiscono all’Osservatorio  per offrire  il loro portato di conoscenze, esperienze e professionalità.
I lettori e gli amici che condividono questa proposta e intendono partecipare e/o dare il loro contributo, sono invitati a scrivere un commento e contattarmi attraverso il blog.

venerdì 30 dicembre 2011

IL GOVERNO DELLA SPERANZA

La manovra  è stata approvata ed il primo pericolo imminente è stato bloccato;  il Parlamento ha travato una sua quadra e l’anno che si chiude consente un respiro di sollievo al Prof. Monti  ed al suo Governo che già per fine anno annuncia le  prossime misure integrative  e di completamento che dovranno fare emergere sviluppo, crescita e incremento dell’occupazione.
Il Presidente Napolitano è certamente il primo a sperare nella continuità di questa azione e nel messaggio di fine anno  auspicherà certamente la conclusione naturale della legislatura e il superamento  della inconcludente conflittualità fra le forze politiche e sociali. Ma chi veramente si illude nella speranza  sono i partiti, o meglio, quelle rappresentanze aggregate pseudo- personali che si atteggiano a fare “partito” e che scodinzolano nel nostro panorama istituzionale. I  leaders e i vari capi! responsabili di corrente o di gruppi, vedono nella futura  attività parlamentare e nella auspicata concertazione la panacea per risorgere dalle ceneri del Governo Berlusconi e dai guai della prima repubblica, nell’idea di  proporre e/o condizionare l’azione dell’esecutivo tecnico con l’illusione  di supportarne l’andamento dall’alto della navigata esperienza   e capacità( dicasi interessi e pressioni lobbistiche). Sarà interessante vedere quante scomposizioni  e ricomposizioni la casta nostrana sarà in grado di inventare  per escogitare tutti i riciclaggi possibili. Ci attendono  incontri mediatici  con o senza invito; quanti strateghi, economisti, giuslavoristi, politici di rango, di razza, di mestiere, ex ministri, senatori e onorevoli trombati, sindaci, e quant’altro, tutti alla ricerca di una candidatura, della promessa di un incarico per non scomparire, per non uscire dal comodo lauto mondo del potere. Ma la speranza più grande proviene  dai ranghi sindacali, unitari per l’occasione; avendo scompostamente  perduto quel residuo di credibilità nelle recenti fandonie di supporto alla manovra strombazzate nelle piazze e giustamente inascoltate da tutti i tecnici dell’intero esecutivo, ora mugugnano con la coda fra le gambe e sperano di essere sentiti  come ai vecchi tempi, anche su  questioni che non sono nella loro diretta incombenza. Mentre farebbero cosa saggia a riprendere il giusto  spazio abbandonato della difesa dei diritti e dei doveri dei lavoratori preparandosi alla sfida del nuovo rapporto di lavoro, lasciando alla politica, all’impresa  e a chi governa  il compito di scegliere  e proporre le strategie di prodotto e di mercato; il lavoro và difeso non solo nei diritti, ma in tutto il suo  complesso dinamismo di qualità, quantità  e responsabilità, finalizzato al  suo mantenimento evolutivo come  richiesto dall’attuale sistema globalizzato. Insomma tutti speriamo nell’azione e prosecuzione del Governo Monti, che per intanto và ringraziato per aver messo a nudo l’inutilità ed i limiti degli attuali partiti e la  grossolana vetusta azione delle parti sociali. Nel nuovo anno la società civile, i lavoratori, i cittadini di buona volontà dovranno rileggere con attenzione la Carta Costituzionale per provvedere  alla bisogna e ricostituire gli organismi di rappresentanza liberati della casta, forti nell’etica, nella giustizia e nelle responsabilità, per la gestione necessaria del bene comune.    

domenica 18 dicembre 2011

MEDIAZIONI E CONSENSI

Annunciando l’avvento dell’incarico conferito   al Senatore Monti, molto semplicemente abbiamo parlato di Governo Fiduciario, perché  prevedendo  la totale inaffidabilità e inininfluenza dei partiti e dei sindacati alle scelte tecniche del nuovo Governo, la società civile si è affidata al medico per le cure  e per le terapie necessarie  per salvare il Paese dal sicuro default. E’ perciò necessario non incrinare questo stato di affidabilità ; il Governo deve mantenere questo rapporto fiduciario e non può cedere a mediazioni né a spinte di consenso da qualunque parte vengano.  I ministri devono mantenere  rigidamente e senza paura il rispetto dell’impostazione risanamento-equità e sviluppo che il Governo si ha dato;  evitando in assoluto di privilegiare le diverse spinte corporative e gli interessi lobbistici di parte che possano malcelare  possibili disegni e/o prove di futuri aggregati di potere. Il cittadino è ben in grado di valutare se  ai sacrifici richiesti  corrispondono rigore, equità e giustizia e sa apprezzare se gli  effetti  dello sviluppo che possono determinarsi porteranno ad una crescita del bene comune. Compito della società civile in questa fase è non cadere nella lusinghe di chi surrettiziamente difende la conservazione dei privilegi e impedisce il rinnovamento e la crescita del paese o di chi pretende impunemente ed a volte con arroganza di riproporre aggregazioni eterogenee e strumentali per  determinare posizioni maggioritarie pseudo-innovative  che rimescolano semplicemente il solito mazzo di carte.  Non si ha più il senso della realtà; non ci si rende conto che  la partita è cambiata e questo è il tempo della responsabilità; che il paese ha un Governo fiduciario che non è stato chiamato  per ricreare una nuova immagine ai partiti e/o alle parti sociali, né consentire alla Lega di vaneggiare e alla sinistra di recuperare le perdite; continuare in questo confronto significa fare emergere le concrete capacità di intercettare i bisogni e le vere emergenze sociali, mettendo a nudo gli egoismi  e i volti veri delle scelte fin qui operate. E’ inutile agitare le piazze, le posizioni vanno assunte in Parlamento e sono sotto gli occhi di tutti. Il  Governo piuttosto dovrebbe  ascoltare anche  la società civile attraverso una sua “gabina di regia”e monitorare attentamente il pensiero dei cittadini onesti, professionisti, operai, intellettuali, provenente dalle diverse parti del paese per  verificare l’efficacia e la compatibilità delle misure da prendere e delle scelte da fare, soprattutto in relazione al distacco reale della società rispetto agli atteggiamenti ed alle scelte di volta in volta  platealmente rivendicate dai partiti a nome dei cittadini. Da ciò emergerebbe  che la  pur pesante  e sofferta manovra in fase di approvazione rielaborata dal Governo, non poteva escludere quelle misure  in materia di  liberalizzazioni e di cambiamenti strutturali prima ritenuti necessari. Cedere al ricatto o alle pressioni lobbistiche può incrinare questo rapporto fiduciario che oggi è tanto più necessario, per dare massima autorevolezza all’azione del Governo Monti in Europa e per  ridare nuovo vigore alla partecipazione dei cittadini alle prossime azioni che il Governo adotterà in materia economica e di sviluppo.

Sembra molto efficace e da sottolineare quanto ha detto l’On. Tabacci nel suo intervento sulla manovra in Commissione Bilancio e Finanze alla Camera il 13 dicembre scorso : “Da parte mia, dunque, c'è il riconoscimento delle riforme strutturali, in materia sia previdenziale sia di finanza locale, ma vorrei richiamare alla sua attenzione, concludendo, il tema del rilancio delle liberalizzazioni, sul quale ho notato alcune incertezze.
L'esperienza di questi anni dimostra che, se noi cominciamo solo a tagliare il salame, che è il sistema economico incrostato dalle diverse consorterie e corporazioni, se noi -dicevo -, minacciando di tagliare il salame, tagliamo solo le prime tre fette, automaticamente determiniamo la coesione degli interessi più disparati, i quali si coalizzano e impediscono il raggiungimento di qualsivoglia obiettivo in questa direzione.
Il salame va tagliato tutto! Le date possono essere anche diverse, ma non può maturare nel Paese la sensibilità che tutto ciò che si fa è strumentale; che adesso si toccano i tassisti, ma poi questi metteranno in piedi una reazione, a seguito della quale saremo costretti a tornare indietro. Lo stesso discorso vale per i farmacisti e domani varrà per le altre categorie.
Il salame va tagliato tutto e il prossimo provvedimento, secondo la mia opinione, deve prevedere ogni fetta con un suo nominativo, cioè una serie di misure per ciascuna corporazione che deve essere messa nelle condizioni di non nuocere, perché, se vincono le corporazioni, perde il Paese e il Paese, per vincere, ha bisogno di battere le corporazioni”.